Ho deciso di scendere in campo
Per arginare e contrastare l’inarrestabile apparire di candidati di diversa estrazione politica e, comunque, di dubbia collocazione culturale, ho deciso di scendere in campo anche io, con un partito tutto mio, con un programma nuovo nuovo, aggiornato mentre aspettavo che uscisse il pollo dal girarrosto. Lo potete leggere nella parte superiore della colonna di destra di questo blog (con la coda dell’occhio, mentre leggete, dovreste scorgere un simbolo quanto una casa).
In alternativa, per quelli che la destra e la sinistra non esistono più, cosa penserebbe oggi Pasolini, ho riletto Flaiano, come parlava al popolo Berlinguer, quanto è attuale ancora Giorgio Gaber, Almirante in fondo non era di destra, cliccate qui.
Di seguito, i primi candidati che hanno accettato, a loro insaputa, di sposare le mie idee (cliccate sulla singola fotografia per ingrandire, si aprirà una galleria che manco sulla Salerno-Reggio Calabria).
Sono ancora liberi posti per i Comuni di Barrafranca, Aidone, Furci, Zafferana e Troina. Prossimo obiettivo: la poltrona di Sindaco a Catania nel 2013.
CSI Canalicchio
Prima di andare avanti, se siete per natura ostici o paragnostici, leggete l’intervista integrale rilasciata il 25 marzo 2012 al quotidiano La Sicilia, dall’Assessore all’Ecologia del Comune di Catania (per chi usa internet da venti minuti: cliccate sopra l’immagine, mettendoci sopra il mouse; l’immagine si aprirà in un’altra finestra a caratteri cubitali. Non potete sbagliare, anche se qualcuno so che sbaglierà).
Le notizie sono tre e vi sono sfuggite secondo questa sequenza.
La prima (non ci volevo credere): a Catania, da oltre un mese, un nucleo di 15 agenti ambientali, con l’ausilio tecnico di operatori ecologici qualificati, tutti guidati da un Dirigente del Comune, rovista dentro i sacchetti della spazzatura (non ci sto credendo): li esaminano alla ricerca di “scontrini” e “lettere” che, secondo una logica investigativa di tipo indiziario, consentano di risalire al cittadino che ha, presuntivamente, buttato il sacchetto o fuori dal cassonetto o in orari non consentiti. Se lo trovano, gli elevano un verbale così, flambé, senza contraddittorio (non ci credo).
La seconda: rovistare nei sacchi della munnizza, leggere la corrispondenza privata dei cittadini ed elevare verbali sulle riferite basi indiziarie, oltre a porre problemi di natura etico – igienica, sembra essere in aperto contrasto con qualcosa come 976 principi basilari del diritto.
La terza: a Catania viviamo, in definitiva, in uno Stato di polizia ambientale.
Tutto ciò premesso, ho deciso di portare avanti una protesta low cost, pacifica, a mani nude, che viene dal basso, quasi rasoterra. Chi volesse aderire, deve prendere un sacco nero e riempirlo di elenchi telefonici, così per confondere un po’ le idee. Poi, deve metterci in mezzo una lettera indirizzata ad uno a caso, che so, al Sindaco di Catania. Successivamente, di notte a notte, bisogna prendere questo sacco nero e lasciarlo di peso sopra il Liotro. E’ un esperimento sociale di verifica democratica, quasi ai livelli di facebook. Quando il liotro sarà sommerso di sacchi neri, ma soprattutto alla millesima multa notificata all’amico Stancanelli, questa protesta si autosospenderà e questo articolo sarà come se non fosse mai stato scritto. Io stesso mi farò chiamare Antonio Prestipino.
Per chi volesse ulteriormente approfondire il discorso dal punto di vista giuridico, e stimolare il Perry Mason che è in lui, suggerisco di proseguire con la lettura del caso pratico che segue.
Concorso pubblico per la copertura di n. 15 posti di agente di polizia ambientale del Comune di Catania
Traccia in materia di diritto ambientale
Gigio Topo, agente in forza al Nucleo Polizia Ambientale di Catania, alle ore 11 antimeridiane, durante un servizio di perlustrazione del territorio, scorge abbandonato, immediatamente al di fuori di un cassonetto, un sacchetto di spazzatura di colore bianco, con scritta intestata ad un noto supermercato della città e contenente, tra l’altro: n. 1 torso di pera decana, n. 2 lamette usate marca Gillette con vistosa peluria bianca di sesso apparentemente maschile, n. 1 calzino di lino nero con vistoso buco nel tallone, n. 2 scatolette di tonno marca “Tonno Insuperabile, 170 grammi di bontà in olio d’oliva”, n. 1 assorbente usato, n. 1 busta bianca contenente lettera indirizzata a tale “Egr. Sig. Pippo Potamo, via Pietro dell’Ova 32, 95100, Catania”.
Premessi brevi cenni sulle procedure di spacchettamento dei sacchetti della spazzatura abbandonati fuori dal cassonetto, con particolare riferimento ai sacchi neri, affronti il candidato il problema del fondamento e della legittimità, anche dal punto di vista delle garanzie costituzionali, del potere di rovistare dentro la munnizza da parte dell’agente Gigio Topo. Chiarisca, in particolare, se un sacco abbandonato fuori dal cassonetto possa qualificarsi res nullius e a chi, nel caso di specie, possa essere elevata una multa.
La traccia in esame ripropone l’annoso problema del diritto a rovistare nei sacchi della spazzatura da parte degli agenti in forza alla polizia ambientale, problema che occupa un posto centrale nel dibattito giurisprudenziale degli ultimi decenni.
Bisogna premettere che, quando l’agente Gigio Topo si trova davanti al sacco della munnizza, se è bello pieno, deve stare attento a come lo apre. Perché, se il nodo è troppo grosso, tipo con la classica doppia mandata, allora deve anzitutto provare ad allargarlo infilandoci i due indici dentro e allarga allarga verso l’esterno, facendo forza con le braccia, tipo a cavatappi; se non ci riesce, allora può provare a sciogliere il cosiddetto “ruppo” con i denti, ma non è molto igienico, perché sa dove è stato messo questo sacchetto. Allora, non rimane che dare fuoco al ruppo con un accendino, opzione questa da lasciare per ultima, perché la plastica quando brucia, non solo non fa buon odore, ma pare che sia cancerogena (tanto che ora nei supermercati hanno messo i sacchetti di cartone); e poi si rischia di mandare a fuoco tutto il contenuto, che invece Gigio Topo deve analizzare.
Questa operazione, che viene prima del rovistamento propriamente detto, deve comunque essere eseguita sopra un tavolo spazioso, pieno di Scottex, perché spesso questi sacchi sgocciolano e viene lo sconcerto, solo a pensarci. Dopo che l’ha aperto, allora viene il bello, perché l’agente dovrà andare alla ricerca di indizi che gli consentano di risalire al proprietario del sacco, che è stato così incivile da buttarlo fuori dal cassonetto, che non erano neanche le 11 di mattina, e a cui bisogna fare la multa.
Ora, nel caso in esame, escluderei la scatoletta di tonno e i calzini, perché potrebbero essere di chiunque. Peraltro, il calzino è uno solo, mentre le scatolette sono due. Mi sembra un depistaggio, sinceramente. In astratto, si potrebbero fare analizzare in un laboratorio, come in C.S.I., la mela, le lamette e l’assorbente, che contengono sicuro il Dna di chi li ha buttati, ma la traccia non precisa se il Comune di Catania c’ha il budget necessario; mi pare di no ad occhio, comunque. E poi è un arma a doppio taglio, perché, tranne casi strani, le lamette Gillette sono sicuro di un uomo e l’assorbente è stato usato sicuro da una donna, tipo marito e moglie, e allora va a finire che la donna incolperebbe il marito che ha buttato la spazzatura fuori orario, perché lui è fatto così, parla sempre al telefonino, non ha manco l’orologio, mentre l’uomo direbbe che è stata la moglie sicuro, perché lui non butta la spazzatura dal ’97. E poi, comunque, il Dna non è una prova certa, che sa come c’è finito sopra i reperti, vedi il caso Meredith e Garlasco.
Allora, mi sembra, non rimane che la busta indirizzata al sig. Pippo Potamo, che se è dentro il sacco della munnizza, vuol dire che nel sacchetto ce l’ha messa dentro lui, sicuro al cento per cento, e poi ha buttato tutto incivilmente fuori dal cassonetto, alle 11 di mattina, quando doveva essere al lavoro, quindi l’agente Gigio Topo gli deve notificare una bella multa che non se la scorda.
Però, ora che ci penso meglio, non si può escludere che il vicino di casa del Sig. Potamo, chiamiamolo il sig. Privitera, che ce l’ha a morte con lui, perché la notte Pippo Potamo mette sempre Sky ad alto volume, è andato nell’androne del palazzo, ha preso una busta indirizzata al sig. Potamo che sporgeva dalla cassetta delle lettere, l’ha infilata nella propria spazzatura – e qui si spiega la peluria bianca nelle lamette, perché Privitera è classe 1934 – e ha buttato apposta il sacchetto fuori dal cassonetto, tipo alle 6 di mattina, così poi la multa la fanno al sig. Potamo e lui gli ha fatto la classica tagliata di faccia.
Oppure, senza voler andare troppo lontano, mettiamo il caso che io sono a casa, comodo comodo, e butto l’estratto conto della mia Banca nel cestino. Poi, arriva la mauriziana che mi fa le pulizie e butta tutto dentro il sacco della spazzatura, che poi lei lascia fuori dal cassonetto, che nel loro Paese gli pare una cosa normale, che loro di solito se la mettono sotto al tappeto. Onestamente, questa traccia è a trabocchetto?
Anche perché poi, ora io non ho studiato diritto, ma ragionando in termini generali, secondo me non è che l’agente Gigio Topo, anche se è della polizia ambientale, può leggersi la posta delle persone. Cioè, mettiamo il caso che io ho buttato una lettera che mi ha spedito la mia amante, che vuole tornare con me. A questo punto, arriva Gigio Topo, che rovista che rovista, si legge la mia posta. Cioè, se io l’ho buttata, non significa che l’ho abbandonata e che se la può leggere chiunque, altrimenti la caricavo su facebook. Anzi, l’ho buttata proprio perché venga data al macero, così non se la può leggere nessuno. E, infatti, non è che se io porto una macchina a farla rottamare, il carrozziere si ci può fare un giro ad Acitrezza con sua mamma, tanto io la volevo rottamare e a lui che ci interessa.
Quindi secondo me, Gigio Topo non si può leggere la mia posta, neanche se l’ho messa io dentro la spazzatura e poi ho buttato il sacco fuori dal cassonetto, perché la corrispondenza è e rimane segreta anche dentro un sacco della spazzatura.
E poi, tecnicamente, che significa che il sacchetto era fuori dal cassonetto? E se non sono fossi stato io a lasciarlo correre dal finestrino della mia macchina in corsa e, giusto per fare un esempio, è stato il netturbino che gli è cascato dal camion la sera prima? Oppure, ora che ci penso, l’amico mio Faralla, che ieri sera ero a cena a casa sua, mi sono svuotato le tasche e questo ha l’abitudine di buttare la spazzatura a mare. E io che ci colpo, che mi state notificando una multa a me?
In conclusione, questa cosa di Gigio Topo non si può fare, quindi questa multa è meglio che non la fate secondo me, che se la legge un avvocato si mette a ridere fino a che ci fanno male i cianchi, che poi capace che venite condannati anche alle spese.
Che poi, non ci posso credere che vi siete messi veramente a rovistare nei sacchi della munnizza.
PIDDIELLE STALCHING: una rivoluzione low cost
Ho scoperto che si può diventare amici su facebook dei principali esponenti del PDL, senza trovare particolari ostacoli. Così, ho intrapreso una battaglia finalizzata al fastidio intellettuale, non violenta, a mani nude, a tratti rivoluzionaria, postando commenti di dubbio interesse politico-culturale sulle loro bacheche, come negli esempi che allego. E’ una nuova forma di protesta innovativa, dal basso, a costo zero, ai limiti del TSO.
Chiunque può fare altrettanto. Mi corre l’obbligo di ricordare, tuttavia, che questa è una manifestazione di dissenso non violenta. Vi invito, pertanto, a mantenervi nei limiti del lecito penale, evitando si sconfinare nell’insulto o nella molestia a mezzo internet, figura peraltro controversa a livello giurisprudenziale. Potremmo chiamarci gli sdengados: SDENGADOS DI TUTTO IL MONDO, UNITEVI.
Se avete problemi di cataratta, per meglio visualizzare la foto, cliccateci di sopra col mouse e si aprirà in un’altra pagina, molto più grande. Che poi è anche una bella metafora di vita.

Angelino Alfano, potenziale futuro Presidente del Consiglio, così si rivolge alla Nazione, mentro lo spread è a 3000.
Qui di seguito, infine, riporto la testimonianza diretta del mio tentativo di infiltrarmi all’interno della pagina ufficiale del Popolo delle Libertà, accreditandomi come loro sostenitore. Ho agito sotto copertura, cercando di condensare in poche battute alcune massime imparate passivamente in 17 anni di Berlusconismo.
Segnalo che, in data 10.11.2011, quattro giorni dopo avere iniziato la mia battaglia a costo zero, il Presidente del Consiglio dei Ministri On. Silvio Berlusconi ha rassegnato le sue future dimissioni al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Questo il resoconto stenografico del suo discorso:
“Mi dimetto dopo Tarapìa tapiòco, brematurata come se fosse antani anche per lei soltanto in due, oppure in quattro sennò posterdati. Ma allora io le potrei dire, anche con il rispetto per l’autorità, che anche soltanto le due cose come legge di stabilità, ha capito?”.
A’ veniri baffone.
Talia chi pollici veddi ca’ aiu.
Io lo so che a molti era sfuggito. Questo avviso è apparso a pag. 38 de La Sicilia, Domenica 25 settembre 2011. L’idea mi è sembrata subito rivoluzionaria. In buona sostanza, uno adotta una “porzione di verde”, tipo un’aiuola, una rotatoria, uno spartitraffico o un posacenere, gli mette dentro piante tropicali e fiori, gli dà un po’ d’acqua tutte le mattine, si preoccupa della manutenzione per tre anni, ed in cambio potrà apporre dei cartelli pubblicitari con il proprio nome o con quello della propria azienda, tipo “Questa aiuola e’ gentilmente offerta dalla Macelleria Pappalardo & figli, carne equina su misura, dal 1956“.
Appena si è diffusa la notizia, pare che la rotatoria di via del Rotolo sia stata subito adottata dai Fratelli Cristaldi che, dopo essersi impegnati verbalmente con l’amministrazione comunale, per farsi pubblicità, ci sono saliti di sopra con tutto il camion dei panini: e ora, nell’attesa che le patatine raggiungano il punto di cottura, i clienti possono girarci attorno con lo scooter.
Rimane, però, ancora libera l’aiuola sotto gli archi della Marina, peraltro dotata di un ottimo punto espositivo. Chi fosse interessato, tuttavia, oltre a curare il verde, si deve calare nello stato di famiglia anche i cani randagi che ci abitano da tre anni. Non sono cattivi, ma mangiano quanto Galeazzi.
E così, un pezzo alla volta, adozione dopo adozione, rotatoria dopo rotatoria, aiuola dopo aiuola, spartitraffico dopo spartitraffico, posacenere dopo posacenere, il verde di Catania verrà curato senza dispendio di soldi pubblici.
Certo, poi bisognerà pensare ad adottare anche tutto il resto della città. Ed allora, i lampioni di Corso Italia li attaccheranno al contatore di Gigi Tropea, la Tarsu sarà notificata sui tovaglioli di Savia, i serbatoi delle macchine dei vigili urbani saranno riempiti con il tamarindo di Giammona.
Fino a quando, un giorno, non molto lontano, credo, anzi lo sento, arriveremo ad adottare anche il Sindaco, tutto d’un pezzo, sano. Che non servirà più. E finalmente, su quella poltrona, metteremo a sedere uno a caso, tipo Marco Predolin. In carne e ossa.
Facevo tutte queste riflessioni stamattina, mentre ero in coda nella nuova via Vittorio Emanuele: una notte di settembre ho posteggiato e l’indomani mi sono trovato nel senso opposto. Avrei anche potuto adottare uno scooter per arrivare prima in piazza Alcalà, ma il nuovo piano viario ha assorbito le mie intuizioni. Breve inciso: si potrebbe cambiare anche il senso di marcia della via di Sangiuliano, trasformando la salita in discesa; così a Sant’Agata avremo la “calata di Sangiuliano” e il fercolo ce lo andremo a riprendere a San Giovanni Li Cuti alle 5 di mattina.
Tutto questo, a Catania, in un giorno qualunque. Poi, mi è capitato di fermarmi e di notare una gallina che si era smarrita, in pieno centro storico. Sollevato, ho smesso di dare un senso alle mie domande e mi sono sentito meno solo.
Per chi fosse interessato, questo è il bando per adottare un pezzo di Catania: AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE DI SPONSOR.
Il maschio della Lapa
Milano, 7 settembre 2011
Ciao, mi chiamo Lapo, e non so se sono più intelligente perché sono proprietario della Fiat e però giro strade strade con un Suv, perché ho un Suv bello grosso e me lo sono verniciato come un carrarmato per non farmi notare, perché scrivo carrarmato e non so scrivere carro armato, perché ho posteggiato il mio Suv degli Original Marines sopra le rotaie del tram, impedendone il passaggio per mezz’ora, perché mi sono messo un cappellino di lana a settembre, perchè mi piace il salame anziché la patata, oppure, molto più semplicemente, perchè mi chiamo Lapo.
Lapo, che ancora negli Usa se lo ricordano, e non perchè ha inventato la pennicillina, ma perchè seduto in prima fila durante una partita di basket, si alzava in piedi per stoppare una palla ancora in gioco, ostacolandone la presa ad un giocatore dei Raptors. Lapo, che in fondo non posteggia in maniera diversa da un catenese medio, magari nel suo caso medio-alto, Lapo che continua a farsi chiamare Lapo, quando chiunque alla domanda “Ciao, come ti chiami?” risponderebbe “Ciao, Orazio sono”. Lapo, il maschio della Lapa.
L’On. Domenico Scilipoti ed il problema delle parafarmacie
Questo è il testo della mail che ho inviato all’On. Domenico Scilipoti all’indirizzo scilipoti_d@camera.it, dallo stesso indicato alla trasmissione “In onda“, su La7, nell’immediatezza di quel travaglio interiore che lo portò a passare dall’opposizione al Governo.
Egregio Onorevole Domenico Scilipoti da Barcellona Pozzo di Gotto, provincia di Messina,
avendo anzitutto apprezzato che Ella si esprime usando la terza persona singolare, parlando di sè, abitudine di cui in Italia è portatore sano solo il Mago Otelma, premetto che nel proseguio di questa missiva telematica mi rivolgerò all’Onorevole Scilipoti come se fosse una terza persona, distinta tra me e Lei medesimo.
Ciò posto, sommessamente scrivo a Lui, l’Onorevole Domenico Scilipoti, non a Lei, per esprimergli la mia più sincera solidarietà e vicinanza, in un momento di così grande travaglio interiore, psicologico ed intellettuale.
Invero, pur rischiando di collocorami al di fuori di quell’elite borghese e comunista che non ha compreso il senso del suo, di Lui, percorso politico dell’ultima settimana, giudico coraggiosa, anzichè temeraria ed interessata, la Sua scelta di abbandonare l’Italia dei Valori, partito tra le cui fila è stato eletto al Parlamento, due anni orsono.
Ciò dico, dopo aver ascoltato in una sua, di Lui, intervista nella quale affermava che non era più possibile stare ancora “all’interno di un partito dove si parla di medicina non convenzionale e di agopuntura e si dice che sono degli stregoni…dove si parla di parafarmacie e si dice che quello che dico io non ha valore perchè il Responsabile della Sanità dice cose diverse da quelle che dico io“.
Ritengo altresì, di contro, che la scelta, di Lui, di votare la fiducia al Governo Berlusconi, qualche giorno dopo essere fuoriuscito dall’Italia del Valori ed aver fondato il “Movimento di responsabilità nazionale“, sia pienamente coerente con la diaspora culturale dai valori dell’Italia dei Valori e con i valori del Partito delle Libertà, Libertà da intendersi anche come Libertà dell’agopuntura e delle parafarmacie.
Da sempre, infatti, il Presidente del Consiglio è particolarmente sensibile alle istanze della medicina non convenzionale e, se deve scegliere dove comprare i cerotti, non ha dubbi nel preferire le parafarmacie alle farmacie, anche a pena di perdere i voti delle Lobby delle Farmacie, che in Italia continuano a praticare un vergognoso cartello a discapito delle parafarmacie: ma Lui, l’Onorevole Scilipoti, non Berlusconi, si è mai chiesto come mai l’aspirina si deve pagare così tanto, quando si potrebbe stare a letto per tre giorni? E le garze, non sono forse fatte di materiale sintetico facilmente surrogabile con vestiti dismessi?
Coraggio. Vada avanti. Parafarmacia è bello. Attendo Lui a Catania per organizzare una conferenza su “Parafarmacia oggi: differenze e distinguo culturale con le farmacie“.
Con stima, un cittadino italiano che compra sempre garze, cerotti, prodotti omeopatici, siringhe, bagnischiuma, erbe, tisane, zoccoli del Dr. Scholl’s, medicine non convenzionali per i calli ai piedi, dentifrici alle erbe, nelle migliori parafarmacie.
E si ricordi che in Sicilia un paio di farmacie fanno “na para farmacia“. Mi inquino.
Avv. Mattia Serpotta,
sul punto ancora incensurato
Catania intuppa Catania
Istruzioni per l’uso: premere Play. Se il video non dovesse visualizzarsi, cliccate sulla scritta “guarda su youtube“.
In un periodo di discutibile impegno professionale, umano e psicologico, mi sono fatto un giro per le strade di Catania con una macchina fotografica ed una videocamera in mano.
Questo video descrive le condizioni di quelle strade sotto l’amministrazione del Sindaco, Umberto Scapagnini, dell’Assessore ai Lavori Pubblici, Filippo Drago, dell’Assessore alla Manutenzione stradale, Salvatore Santamaria.
Ad oggi, la situazione è pressocchè identica. In compenso, Umberto Scapagnini è stato eletto in Parlamento, Filippo Drago è stato eletto Sindaco di Acicastello e/o Acitrezza – dove in estate istituisce un’isola pedonale per le moto, i motorini e le lape, ma non per le auto; a meno che dici ai vigilantes piazzati all’ingresso del paese che sei residente o parente di un residente (o anche un suo affine, amico, conoscente, ex compagno dei Salesiani), all’occorrenza esibendo semplicemente un documento di identità stampato su un tovagliolo dell’Eden Bar, allora puoi entrare nell’isola pedonale anche con un autorticolato -, Salvatore Santamaria è tornato a fare quello che faceva prima di fare l’Assessore.
A tutti loro rivolgiamo sempre e comunque un doveroso grazie.














































