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Archivio per la categoria ‘AMICI E VADDITI’

Moucharabia S.r.m.l.

20 gennaio 1999 1 commento

 

Due anni fa, senza che la Confindustria predesse posizione sul punto, aveva fine l’esperienza imprenditoriale di sei giovani catanesi, fino a quel momento, sconosciuti all’economia etnea.

Per non dimenticare quanti hanno creduto in quel progetto, ma soprattutto, quanti hanno buttato soldi con la carriola dietro la falsa aspettativa di una nuova primavera della movida catanese, senza che gli attuali proprietari ne abbiano a male, pubblico in sequenza:

  1. Spot elettorale del Moucharabia s.r.l.m. girato dal sottoscritto all’insaputa dei proprietari.
  2. Denuncia di inizio attività inoltrata alla Camera di Commercio di Catania.
  3. Album fotografico di tutti quelli che sono passati dal Moucharabia, nel bienno 2007/2009.
  4. Articolo di giornale pubblicato sul giornale La Sicilia, con la compiacenza dell’autrice del pezzo.

 

 

 

Alla Camera di Commercio di Catania

 

DENUNZIA DI INIZIO ATTIVITA’

 

MANLIO MESSINA, ALFIO RAPISARDA, ANTONINO BONACCORSI, STEPHEN DI STEFANO, DARIO LORITTO, CLAUDIO MILAZZO,

 

con il latrocinio de

 

Assemblea Regionale Siciliana, Provincia Regionale di Catania, Comune di Catania, IV Circoscrizione comunale S. Cristoforo – Tondicello della Plaja,

 

con il silenzio – assenso de

 

Ministero dell’Economia e delle Finanze, Banca d’Italia, Consob, Confindustria, Confcommercio, CIGL-CISL-UIL, Fondo Monetario Internazionale, Capitalia, Codacons, Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato,

 

con le colpevoli omissioni delle Associazioni di categoria

 

Assoimprenditori, Assoamericanristobaristi, Assopigliatutto, Assoallippatori, Assomangiatari, Assotreorotreoro, Assoticaluchiovu, Assonellamanica, Assostegnodiunafede, Assoloneuro, Assottilettandomenzu,


COMUNICANO


la riapertura del MOUCHARABIA s.r.m.l. (società a responsabilità molto limitata). A Catania, P.za San Francesco d’Assisi n. 15.

 

Salve,

forse molti di voi mi conoscono, perché hanno riposto fiducia in me in occasione di memorabili tornate elettorali, come “Elezioni  Senato Accademico anno 1999”, “Elezioni Consiglio di quartiere di Catania, Circoscrizione VI (Cibali – Trappeto Nord) anno 2000”, “Elezioni Consiglio comunale di Catania anno 2005”; forse molti di voi hanno letto il mio nome nell’atto di citazione del vostro avvocato contro l’organizzatore di viaggi di gruppo, all’inclusive, come “Torremacauda 2001”, “Cefalù 2004”,  “Torremacauda 2005”, “Arenella 2006”, “Calampiso 2007”; forse molti di voi hanno appeso nella stanza il mio poster con Enzo Ferrari che mi premia dopo aver battuto Jarno Trulli con i go-kart o con Pietro Mennea che mi da una pacca sulle spalle dopo aver percorso i 100 metri al di sotto del 10” o con Francesco Moser che mi passa il gatorade al limone, mentre tento l’allungo sul gruppo durante la cronoscalata del Monte Bianco al Giro di Italia del ‘79, con Adriano De Zan che mi butta una secchiata d’acqua fredda per rinfrescarmi.

Oggi, invece, vi parlo nella qualità di ristobarista, professione che ho appreso a Ibiza all’età di 22 anni, quando insieme al mio amico Flavio Briatore gestivamo l’Amnesia. Anni indimenticabili quelli. Gli anni in cui il Jack Daniel’s si allungava con le brioscine Tomarchio, gli anni in cui la bistecca potevi cucinarla al sangue senza dovergli mettere i punti, gli anni  in cui le donne te la davano via senza  ritenuta d’acconto, gli anni d’oro del grande Real, gli anni di Happy days e di Ralph Malph, gli anni delle immense compagnie, gli anni in motorino sempre in due, gli anni di che belli erano i film, gli anni dei Roy Rogers come jeans, gli anni di qualsiasi cosa fai, gli anni del tranquillo siam qui noi.

E’ stato allora che mi è venuta un’idea: un laboratorio gastronomico che portasse una ventata di genialità imprenditoriale nell’industria della ristorazione catanese, un improvviso ed immotivato impulso di sapori mediterranei, shakerati con i sentimenti e la passione, e persi in ritmi orientali, a tratti tribali, esaltati da profumi inneggianti alle nostre origini saracene e bagnati da suoni e musiche adattate ad un ambient soft – lounge – chill out – swing – fusion – funcky c’mon – electric mammorian – pop art – non sopporto i cori russi la musica finto rock la new ave italiana il free jazz punk inglese e neanche la nera africana – american risto buddha snack bar, gestito con note di professionalità e cortesia.

Si tratta di un’idea che ho voluto condividere con altri compagni di viaggio, faccendieri di spessore dell’economia globalizzata, gente che si è fatta le ossa nel settore della ristorazione e che non avrebbe bisogno di presentazioni, se non fossero: Alfio Rapisarda, detto Uccio Rapisarda (iscritto alla Camera di Commercio di Nicolosi) e Antonino Bonaccorsi, detto Nino Bonaccorsi (iscritto alla Camera di Commercio di Ramacca); a loro si è successivamente aggiunta la ricapitalizzazione di Stephen Di Stefano, detto Stiven Di Stefano, Claudio Milazzo e Dario Loritto, i quali hanno rilevato la quota originariamente appartenuta a tale Franco Caponnetto, alla “Metro” meglio noto come Franky Setteveli.

L’idea che voglio presentarvi oggi, l’idea a cui non eravate ancora abituati, l’idea in cui ho creduto fino a quando non ho iniziato a staccare assegni a vuoto postdatati, è il MOUCHARABIA RISTOBAR. Siccome ora devo uscire, che devo passare prima a Balatelle a fare la spesa, poi in segreteria da Salvo Pogliese e poi dal tipografo a ritirare gli inviti per la “Domenica Italiana” ai 4-20, vi comunichiamo che da Lunedì alziamo la saracinesca. Per qualsiasi cosa, rivolgetevi a Uccio Rapisarda, Amministratore Delegato.

 

Manlio Messina

 

P.S. Vi prego di non ricalcare la mia firma con la carta carbone per apporla nelle cambiali in bianco che vi ho rilasciato, perché ho l’acqua alla gola e ho bisogno di un po’ di tempo, che ancora devo pagare la rata del televisore al plasma. Mi faccio sentire io. E non mandatemi nessuno a casa per favore, neanche travestito da operaio della SMEDIGAS, perché io e il mio inquilino non apriamo a nessuno, se non dietro riconoscimento digitale della cornea dal buco della serratura. Grazie. La Domenica Italiana è solo ai 4 20. A rum piri. Ingresso in lista.

 

 

Per accedere all’album fotografico del Moucharabia, cliccare sull’immagine sottostante. Sarete reinderizzati automaticamente.

 


 

Leggi LA SICILIA 19 OTTOBRE 2007 – Il martedì dei giochi al Moucharabia

Categories: AMICI E VADDITI

Lettera ad Alessandro Scardilli

 

Questo è il testo della lettera che scrissi ad Alessandro Scardilli, il 7 novembre 2008, quando ancora i nostri rapporti personali si fondavano su una indifferenza  reciproca ed altalenante. Questa lettera fu pubblicata su facebook ed ebbe un discreto consenso popolare, salvo poi essere rimossa dopo qualche ora, a causa di paventate ritorsioni legali ed extragiudiziarie.

Mi corre altresì l’obbligo di precisare che, qualche mese dopo la pubblicazione di questa missiva telematica, io e Alessandro Scardilli siamo diventati amici, quasi fratelli, ma soprattutto che, e questo mi trasforma in un prezzolato,  corruttibile con due consumazioni, io sono diventato di casa al Ma.

L’autorizzazione alla (ri)pubblicazione di questa lettera mi è stata data alle 5 del mattino del ferragosto 2010, in località Hotel Capo dei Greci, Taormina, mentre Alessandro Scardilli non distingueva le dita dei piedi da quelle della mani. Lo diffido dal sostenere il contrario.

Preciso, infine, che i termini di mesi tre per proporre querela nei miei confronti sono ampiamente scaduti nel febbraio 2009.

Egregio Dr. Scardilli Alessandro,

avrei continuato ad ignorare la sua esistenza, il suo passato ed il suo futuro, se ieri, 7 novembre 2008, all’ingresso di un noto locale catanese, non fossi stato costretto a subire per l’ennesima e ultima volta la sua personale concezione della vita.

Il nome di questo locale, per pura e semplice fatalità, lo confesso, riflette come meglio non avrei potuto desiderare la mia perplessità di fronte al suo operato: MA, dr. Scardilli.

Le faccio un rapido sunto di quel che mi è capitato ieri, per poi ricollegarmi a quanto già capitatomi altre volte, sì da darle l’opportunità di meditare con se stesso e con i suoi consulenti d’immagine.

Come le ho premesso, sono giunto davanti l’ingresso alle ore 23.45. Preciso che ero con altre 4 donne, evento che tra l’altro mi inorgogliva non poco al cospetto degli altri maschi presenti, e che tutti eravamo in lista con ben due degli organizzatori della serata.

Arrivati sul posto, ci siamo imbattuti in una fila sostanziosa, tecnicamente disposta a minchia, un po’ come tutte le file catanesi d’altra parte; in questo non le posso attribuire una responsabilità (o forse si?).

Essendo quella fila composta di materiale umano di qualsiasi genere, mi aspettavo quantomeno che chi fosse in lista e fosse conosciuto, dunque, agli organizzatori della serata, potesse aver diritto ad un ingresso a parte, un attimino più veloce, o comunque ad una corsia preferenziale rispetto a quanti, al contrario, non conoscono nessuno e devono, come tali, sottoporsi al vaglio insindacabile dei buttafuori.

Invece, no. Tutti insieme in questo esperimento sociologico. Essendo una persona mediamente civile, e non volendo appellarmi alla nostra flebile conoscenza, sempre che Ella non mi saluti per forza di inerzia, decidevo di fare la fila come tutti gli altri, quando all’improvviso ho visto davanti all’ingresso il notissimo  (più di lei?) organizzatore COCUZZA FABIO, al quale abbiamo chiesto di farci passare; anche perché una delle mie amiche, a mezzanotte, faceva il compleanno e non desiderava festeggiarlo in fila: come Ella potrà capire (lo capirà?).

COCUZZA FABIO si è mostrato subito disponibile a farci passare, come sempre d’altra parte, spostando una transenna. Ma Lei, con un processo mentale che tuttora mi rimane oscuro, glielo ha impedito e ha costretto COCUZZA FABIO, notissimo organizzatore della serata, ad uscire dalle transenne e a mettersi in fila insieme a noi. Ripeto per chi si fosse messo in ascolto solo adesso:  LEI HA COSTRETTO COCUZZA FABIO A FARE LA FILA PER ENTRARE ALLA SERATA CHE COCUZZA FABIO ORGANIZZA.

Superato grazie a COCUZZA FABIO il primo, nonché il secondo ingresso, siamo arrivati in scioltezza e con piede pendulo alla cassa, che tecnicamente rappresenta un terzo ingresso: le ricordo che solo per entrare nel carcere di BICOCCA ci sono più di due ingressi, ma in quel caso bisogna aver fatto qualcosa di grosso e non glielo auguro.

Dopo aver pensato che le angherie fossero finite, alla cassa, alle ore 0.02, ora locale del MA, mi è stato detto che le liste erano state chiuse a mezzanotte. Ho guardato con flebile sospetto il mio orologio e chiaramente faceva le 23.59.

Poi ho guardato in faccia il mio interlocutore e, prima di aprire bocca, mi sono chiesto se era in grado di capire che, non essendo tutti gli orologi del mondo sincronizzati alle stessa ora, proprio perché non tutte le persone del mondo hanno progettato di fare insieme una rapina, era possibile che il suo orologio facesse le 0.02 e contemporaneamente il mio le 23.59, oltre che, con una minima elasticità mentale, avremmo potuto chiudere subito la disputa.

Non ho avuto il tempo di capirlo, perché, anticipando le mie rimostranze, la persona addetta alla cassa ha detto ad un altro avventore: “il mio orologio segna le 0.02  e quindi le liste sono chiuse”.

Non volendo lanciarmi in una sfida all’ultima sangue su peso, ampiezza e contenuto dei nostri rispettivi apparati cerebrali, in silenzio ho tirato fuori una carta da 10 euro, ho acquistato il biglietto e sono entrato.

Superato il quarto ingresso, per fortuna privo di tornelli, la cui installazione futura Le suggerisco per dare un tocco definitivo di originalità alla serata, finalmente sono entrato nel vivo del locale.

Dato il volume di persone che avevo visto un attimo prima in fila, mi aspettavo di trovare il MA  “pieno a tappo”, come si diceva nello slang dei famigerati “pomeriggi giovani” dell’Empire. Invece, con amarissima sorpresa, constatavo che eravamo: io, le mie quattro amiche, i camerieri al completo, qualche buttafuori addetto a buttare fuori ma da dentro, i deejay, quattro persone che non avevano ancora capito dove si trovavano, e che verosimilmente aspettavano l’indomani mattina per capirlo, due casalinghe di Vaccarizzo, un poeta dialettale molto amico di Tony Zermo, alcuni ragazzi di qualsiasi età che si erano dimenticati l’ultimo bottone della camicia abbottonato, un paio di vecchie glorie sempre presenti sin dai tempi delle serate al Lido “la Stampa” nei ruggenti anni ’60 (che forse non torneranno più, ma se torneranno loro saranno ancora li), alcune ventenni che avevano il culo coperto dal cellulare.

Diciamo che, se volessi fare una stima delle persone presenti, eravamo circa un centinaio (secondo la Questura eravamo 50).

Allora la mia mente è andata a ritroso. E’ idealmente uscita fuori dal locale, si è rimessa in fila e si è chiesta perché i buttafuori del MA non fanno passare nessuno, se non dopo avergli chiesto nome, cognome, codice fiscale, esame delle urine, posizione previdenziale, recapito telefonico, ultimo domicilio conosciuto, la formazione della Pallavolo Catania campione d’Italia negli anni ‘70.

Tutto questo è capitato anche a me. Troppe volte, Dr. Scardilli. Troppe volte ho dovuto convincere i  buttafuori, nonostante fossi in lista. Troppe volte non mi è bastato essere insieme ad altre donne: e mi creda che avrei voluto essere altrove con le stesse donne. Troppe volte non mi è bastato conoscere tutti gli organizzatori delle serate al MA. Troppe volte non mi è bastato essere senza precedenti penali. Troppe volte non mi è bastato essere vestito, non dico bene, perché ormai la moda a Catania è evidente frutto di scompensi ormonali e di relatività filosofiche, ma diciamo non male. Troppe volte non mi è bastato essermi messo in fila sollevando in aria una carta da 10 euro, come Roberto Benigni in Johnny Stecchino, quando voleva essere sicuro che tutti capissero che voleva comprare, e non rubare, una banana al bar del Teatro Massimo. Ora basta.

Con la presente, Dr. Scardilli, avendo intuito che comanda Ella al Ma, la invito a desistere dal sopracitato  comportamento.

E’ evidente che non lo faccio per me. Anche perché a questo punto siamo entrambi consapevoli che, dopo questa mia iniziativa, non potrò mai più mettere piede al MA, se non rilevandone la proprietà. D’altra parte, credo che il mio dialogo finale con il buttafuori, all’uscita del locale, alle ore 2.00, rappresenti perfettamente la sintesi del mio pensiero.

IO: “La sta vedendo questa faccia?”

BUTTAFUORI: “Si, perché che c’ha?”

IO: “Dico, la sta vedendo bene?”

BUTTAFUORI: “Si perché?”

IO: “Se la ricordi bene, perché qua dentro non la vedrete più”.

Io la invito da cittadino, in nome delle centinaia di persone che, colpevoli di volersi divertire, Ella e i suoi buttafuori costringono indistintamente a sostare all’ingresso del locale MA, al di fuori di qualsiasi processo logico degno di essere compatito.

Qualora Ella ritenesse di non fare tesoro di questa mia critica, mi auguro civile e non offensiva, non posso che approfittare di questo splendido mezzo telematico, quale è facebook, per chiedere a chiunque condivida il sopradescritto pensiero di far girare questa lettera accorata, nonché di invitare più gente possibile ad iscriversi a questo gruppo. Ognuno rimarrà libero di decidere se boicottare democraticamente Lei e il MA fino a nuova comunicazione, nella speranza che almeno questo possa indurla ad una riflessione.

Sappia, Dr. Scardilli, e con questo concludo, che Catania non è Manhattan, che il MA non è il BILLIONAIRE e, soprattutto, che Lei, ma penso che se ne sarà reso conto (se ne sarà reso conto?), NON E’ FLAVIO BRIATORE”.


Categories: AMICI E VADDITI

Mario La Porta

(Fonte Wikipedia.it)

Biografia

Mario La Porta è un cantante neomelodico siciliano, nato a Canalicchio, in provincia di Catania, il 18 giugno 1977.  Dopo aver rovistato nei sacchi della munnizza per oltre 30 anni, nel 2007 stringe un sodalizio artistico con l’amico Mattia Serpotta, che lo lancia prepotentemente sulla scena artistica della provincia etnea.

Anche a causa di un fisico discutibile, comunque incapace di contenere un cuore troppo grande per non essere utilizzato come carburatore, la sua voce soul, pur risentendo nell’estensione delle influenze giovanili di Tom Jones, James Brown e Fausto Leali, rimane timidamente imprigionata nell’eccessiva somiglianza con il più famoso Al Bano, del quale propone a più riprese una personale rivisitazione, con fuoriuscita del pomo d’Adamo, del celebre adagio Nel sole (1967).

Diventato un fenomeno da baraccone, conosce gli onori della cronaca grazie ai numerosi video caricati su youtube, tuttora presenti, nei quali è ripreso duettare con artisti del calibro de I Brigantini e Gino Astorina: anche i media si accorgono del suo estro artistico e gli riservano ampio spazio nelle cronache locali (clicca LA SICILIA 26 GIUGNO 2007 – Mario La Porta all’apertura del Paradiso dell’Etna).

Nel 2007, all’apice del suo successo, già affermato cantante nelle sagre di paese, nelle cresime e nei matrimoni, con venti kg in meno rispetto al 2011, conosce Claudia Provenzano, con la quale si fidanza. Improvvisamente, nell’incredulità generale, decide, un pò per la vergogna, un pò per la sindrome di Mina, di ritirarsi a vita privata.

Nel 2008, la redazione di Chi l’ha visto gli dedicherà una puntata speciale con immagini e testimonianze inedite.

Nel 2009, Mario La Porta abbandona la casa natale di Via Nuovaluce, a Tremestieri Etneo, per andare a convivere con la fidanzata. Dopo un’infuocata assemblea di condominio, in omaggio agli illustri natali, gli ex vicini di casa hanno deliberato all’unanimità di ritirare a vita il suo citofono.

Citazioni

«Picchì sta buttana, iè tutta a me vita» (Mario La Porta, estate 2006, Lussemburgo, così apostrofava i compagni di viaggio Mattia Serpotta e Marco Caruso, battendo i pugni sul cruscotto della sua autovettura, al fine di respingere le accuse dagli stessi provenienti di eccessiva apprensione per quella che, in fondo in fondo, a loro avviso, era solamente una automobile).

Esibizioni pubbliche sfuggite alle vergogna

  • 2007 – Sagra della calia nfunnata, Palagonia
  • 2007 – Cresima del piccolo Gino Pulvirenti, Villa Ester, San Gregorio di Catania
  • 2007 – Apertura del concerto di Gianni Vezzosi, Viale Bummacaro, Catania

Mario La Porta duetta con i Brigantini (29 aprile 2007, S. Vito Lo Capo, Trapani, villaggio turistico “Calampiso”).

Mario La Porta duetta con Gino Astorina. Uccio Rapisarda, Manlio Messina, Toti Scalisi, Peppino Barbagallo e lo scrivente sventano un attentato (30 aprile 2007, S. Vito Lo Capo, Trapani, villaggio turistico “Calampiso”).

Mario La Porta intervistato dalle telecamere di Plaja Bonita (30 aprile 2007, spiaggia di S. Vito Lo Capo, Trapani).

Mario La Porta registra il suo primo ed unico video musicale, distraendo una ruspa operante sul demanio pubblico dalle sue funzioni istituzionali (30 aprile 2007, spiaggia di S. Vito Lo Capo, Trapani).

Mario La Porta: puntata speciale di Chi l’ha visto, su Rai 3: immagini, testimonianze  inedite e video delle ultime apparizioni pubbliche.

Mario La Porta: ricordiamolo così.

Chiunque fosse interessato ad acquistare l’unica incisione esistente dell’esibizione del Maestro, tenuta negli Stati Uniti nel 2001, in apertura al concerto di Celin Dion, può contattarmi in privato, facendo un offerta. Non sono accettati buoni pasto.

Il caso Fabrizio Crispino

 

LIBERAMENTE TRATTO DA


 

Dopo i misteri di Ustica e la strage di Capaci, dopo l’omicidio del gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa e la fine del bandito Salvatore Giuliano, dopo la scomparsa di Franco Franchi e di Ciccio Ingrassia, dopo la fuga di Totò Schillaci in Giappone e l’elezione di Totò Cuffaro alla Regione , una nuova inchiesta condotta da Carlo Lucarelli prova a far luce su una delle ferite più scottanti della recente storia siciliana:

 

IL CASO

 

FABRIZIOCRISPINO

 

 

Dagli studi RAI di via Nomentana, conduce Carlo Lucarelli


 

Sono le 18.00 dell’ 1 maggio 2005…Entroterra siciliano…La primavera qui è arrivata già a febbraio…L’acqua…l’acqua nelle case, invece, se ne è andata già a gennaio…Gente strana i siciliani……gente che con la mandorla ci fa il latte…con il budello di suino ci fa il “sangeli“…con la gelatina di maiale ci fa lo “zuzzu“…con il piede di porco ci fa i furti nelle abitazioni. La Sicilia…la Sicilia di Luigi Pirandello, la Sicilia di Giovani Verga, la Sicilia di Leonardo Sciascia, la Sicilia di Andrea Camilleri, la Sicilia di Mario Ciancio…la Sicilia a maggio sembra un paesaggio dipinto da Josè Spacchigno.

Sono le 18.00 dell’ 1 maggio 2005…in Sicilia…Sulla S.S. 134 Sciacca-Agrigento fa un caldo infernale…All’altezza del Km 44, sfreccia veloce una BMW full-optional…Alla guida c’è un uomo con un paio di occhiali Cartier, BLUETOOTH, di forma esagonale: li ha pagati in leasing…Una foto scattata da un autovelox montato su una FIAT 126 della polizia municipale di Ragalmuto, rileverà che la velocità dell’autovettura era di 220 km/h…In quella foto, il conducente apparirà con il piede sinistro fuori dal finestrino, una Marlboro appena accesa in mano, le infradito legate allo specchietto retrovisore e il triangolo di emergenza attaccato con la ceralacca al lunotto posteriore, verosimilmente per sbeffeggiare gli stessi vigili urbani…

Sono le 18.00 dell’ 1 maggio 2005…in Sicilia…Alla guida di quella BMW full-optional c’è FABRIZIO CRISPINO…Sta percorrendo la strada che lo riporterà a Catania: accanto a lui, siede il suo stalliere, MARIO LA PORTA. Tornano insieme a casa, dopo aver trascorso tre giorni in compagnia dei loro amici, nel villaggio turistico di Torremacauda.

Dal verbale di sommarie informazioni di MARIO LA PORTA, rese alla Polizia di Stato di Enna, l’1 maggio 2005:

A.D.R. Ricordo che mentre stavamo percorrendo la strada verso casa, all’improvviso, Fabrizio si è voluto fermare ad Agira. Inizialmente, non capivo il perchè. Avevamo appena finito di mangiare 2 Kg di pane e panelle che avevo comprato la settimana prima a Palermo, e che ci eravamo riscaldati nel forno a microonde che Fabrizio si era fatto installare, da un amico tecnico della Whirpool, nel vano cruscotto della BMW. Pensai che ne avesse risentito a livello gastrointestinale e che ne volesse, diciamo, rilasciare gli effetti in bagno, perchè il waterclose del portabagagli era già precedentemente intasato. Oppure che avesse semplicemente bisogno di una biochetasi. Invece, ho visto Fabrizio tranquillamente scendere dalla sua macchina e comprare un discreto quantitativo di cassatelle di Agira: mi disse che erano per il suo cane. Poi io sono andato in bagno e, al mio ritorno, lui era scomparso. Non so riferire altro. Sono appreso“.

E’ un attimo, è un istante. Alle 18.15 dell’ 1 maggio 2005, Fabrizio Crispino scompare all’Autogrill di Agira. Della sua BMW nessuna traccia…Al telefonino non risponde…Mario La Porta si aggira ad Agira da solo: è perso, è smarrito, è appreso. Fabrizio lo ha abbandonato vicino al guardrail…come uno di quei cani con cui lui ha a che fare quotidianamente. Un destino beffardo per il povero La Porta.

La nostra storia…la storia di Fabrizio Crispino, incomincia qui.

Chi è Fabrizo Crispino? Cosa ha spinto un uomo a scomparire, o peggio, ad essere costretto a scomparire all’apice del suo successo personale ed imprenditoriale? A chi faceva comodo la sua uscita di scena? Quali interessi c’erano in gioco? Quali pentole non dovevano essere scoperchiate? Ha forse pestato i piedi a qulcuno senza scarpe? Forse l’ombra della mafia russa? dei Servizi Segreti? delle multinazionali di mangimi per animali? e cosa è successo davvero a Torremacauda in quei tre giorni?

Dobbiamo fare un passo indietro per capire…Uno di quei flash back di un noir francese alla Jacques Ecravàt.

…E’ la pasquetta del 2005…Crispino si trova ad Honolulu, ad un party in casa di JIMMY MANIKALUNGA, l’Ambasciatore italiano presso le Isole Hawaii. E’ lì dietro suggerimento del suo commercialista, TURI ATTARDI: vuole risolvere alcuni problemi con il fisco italiano…Ha appena avviato le pratiche per trasferire lì la residenza anagrafica: provenienza ACICASTELLO, CATANIA. In casa Manikalunga, Crispino incontra MATTIA SERPOTTA…Prego la regia di mandare in onda la diapositiva n. 1


 

Serpotta, visibilmente sovrappeso, sta curando personalmente, a spese dello Stato italiano, una rogatoria internazionale con il Ministro di Grazia e Giustizia delle Hawaii, in relazione ad un presunto traffico illecito di camicie locali e coppole siciliane in radica, a suo dire, fraudolentemente nascoste all’interno di angurie RAMETTA, già appositamente dopate con il NANDROLONE rinvenuto nelle farmacie della Juventus a Villarperosa, e poi introdotte nel territorio italiano con la spregiudicata compiacenza di funzionari della dogana dell’Aereoporto internazionale Fontanarossa di Catania.

Crispino appare affascinato da quel business, ma intuisce subito che la via da percorrere per realizzarlo lecitamente in Italia è un altra: surgelare tutto il materiale e imbustarlo. Tra i due scoppia inevitabilmente la simpatia, subito sfociata in un pericolosissimo sodalizio fatto di CORRUTTELE e COPERTURE POLITICO-GIUDIZIARIE. Prego la regia di mandare in onda la diapositiva n. 2

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…Un mese dopo essersi conosciuti, Crispino e Serpotta apprendono di avere un amico in comune, uno di quelli buoni: è l’astro nascente della politica siciliana, MANLIO MESSINA. I tre, dietro organizzazione della EATERS MANAGEMENT s.p.a. (di cui Messina è azionista di maggioranza, unitamente a UCCIO RAPISARDA, STEPHEN DI STEFANO, NINO BONACCORSI e ALESSIO SPATARO, quest’ultimo, neanche a dirlo, amministratore delegato con potere di rappresentanza e di firma digitale), per la cifra simbolica di 200 EURO, si ritrovano nel “villaggio turistico” di TORREMACAUDA (SCIACCA), dove Messina vuole presentare agli amici, nonchè agli amici degli amici, il suo progetto di rinnovamento per Catania.

 


Manlio Messina ha appena fondato una nuovo partito, denominandolo, dopo aver consultato i maggiori guru della comunicazione, “GIOVANE ALLEANZA“. A Catania non si parla d’altro…Da Raffaele Lombardo ad Enzo Bianco, da Umberto Scapagnini a Salvo Pogliese, da Anna Finocchiaro a Filippo Drago, tutti i politici locali, pur di rimanere incollati alle proprie poltrone, ora messe a repentaglio dalla ventata di rinnovamento proposta dal giovane candidato di Sant’Agata li Battiati, prendono d’assalto le “Ferramenta e Colori” della città, per acquistare gli ultimi STICK DI BOSTICK disponibili.

Messina non bada a spese e a Torremacauda convoca un PARTERRE D’ECCEZIONE. Ci sono:

i CAROVANA STRAMBA, DARIO VERGASSOLA, FRANCO BATTIATO, MANLIO SGALAMBRO, l’interprete di MANLIO SGALAMBRO, RICKY GIANCO, i BRIGANTINI, BRIGANTONI, i BINZ, i BOPPINGHIZ, i BOPPINGEA BOPPEROP, i DENOVO, DINUOVOIDENOVO, i FLOR DE MAL, MARIO SCARAMELLA, MARIO NETTA, MARIO VENUTI, LUCA MADONIA, le MOROSITAS, LOS PAPPAGALLOS, i CANTARANOS, i SAUTAIATTA, GIAMPIERO MUGHINI, FRANCO ZUCCALA’, ADRIANO POLENTA, GIORDANA PROTO, l’arbitro BYRON MORENO, MARCELLA BELLA, a ZA’ ROSA, SICALI GOMME, LUCIANO MESSINA, GINO ASTORINA, DAVID SIMONE VINCI, BEBO STORTI, GEGIA, le TAGLIOLE, le BRACIOLE, le CIPOLLATE, JERRY CALA’, FABIO ALLIA, MARCO ALLIA, KETTY RANNO, ALBERTO RANNO, PIPPO PATTAVINA, PIPPO BAUDO, PIPPO XIMENES, PIPPO PIPPO NONLOSA’, PIPPO POTAMO, PIPPO della frutta del fortino, PIPPO INZAGHI, DEN HARROW, l’AGA KHAN, le sorelle LECCISO, CRISTIANO ed ASTUTILLO MALGIOGLIO, LUCIANO GAUCCI, PACO DE LUCIA, SALVO del GRANDE FRATELLO, SALVO POGLIESE, NINETTO D’AVOLI, JULIO IGLESIAS, PIERO BURGHER, FABIO CUCUZZA, TELLY SALAVAS, l’isp. CLOSEAU, REINA AFFARI, SASA’ SALVAGGIO, DUMBO in originale, JOE PESCI, NICOLETTA ORSOMANDO, l’ORSO SCURO, FRANKY CAPONNETTO, JIMMY IL FENOMENO, MARCO CARUSO, ENZO TRANTINO, SARA SIMEONI, FABIO CARESSA e BEPPE BERGOMI, ANDREA LODATO con la figlia, ORAZIO PROVINI, LUCA CILIBERTI, MARCO AIELLO, lo ZIO ARMANDO, GIUCAS CASELLA, SBIRULINO, CALIMERO, QUARTARONE TRASPORTI, JAMES SIAMESE, HENRY JOHN WOODCOCK, CICCIO FAMOSO, LESLIE NIELSEN.

Dietro le quinte, tuttavia, il duo Crispino-Messina ha in serbo una straripante sorpresa…Emulando il progetto di un noto imprenditore milanese, datosi alla politica in tempi esenti da sospetti, mettono su una competitiva squadra di calcio, richiamando in attività tutti gli ex giocatori della F.C. FRISPILAND, il fiore all’occhiello delle attività imprenditoriali di casa Crispino. Prego la regia di mandare in onda la diapositiva n. 3

 

 

Dall’intervista di Nino Bonaccorsi, allenatore della FRISPILAND nelle stagioni 1998-2001, andata in onda su “SFIDE”, Raitre, 24 maggio 2003:

- Mister Nino Bonaccorsi, lei è stato allenatore della F.C. FRISPILAND dal 1998 al 2001. Cosa ricorda di quella formazione?
- Prego…Pregoo. Allora iu e l’autri carusi da FRISPILAND, du granpugnu ri mangiapani a tradimento, praticamenti niscevumu ogni sira…
- Mister Bonaccorsi, se fosse possibile parlare in Italiano per favore, perchè non siamo di Telejonica!

- Prego. Pregooo. Dicevo. Io e i miei ragazzi della FRISPILAND, tutta gente perbene, tutta gente squisita che lavora e che non fa male a nessuno, a cui gli voglio bene veramente come a dei figli con il cuore, ce lo giuro…pregoo…avevamo deciso di non vederci mai più dentro un rettangolo di gioco dopo l’estate del 2001…
- Può raccontarci cosa successe?
- Niente…Ricordo benessimo che mi chiamò il nostro Presidente plenipotenziario, Fabrizio Crispino, il quale credeva molto in noi e mi disse che ci avesse iscritto …vabbè appoi i congiuntivi iggiustati cò montaggio…al leggendario torneo “36 ore”, presso le strutture del T.C. Umberto. Di quella formazione,  di cui con una certa arroganza, mista ad un certo orgoglio che viene da dentro il cuore, mi vanto di essere stato allenatore, facevano parte genti illustre, genti per bene per dire: SALVATORE POGLIESE, detto TOTOGOL (oggi deputato regionale di A.N.), poi messo fuori rosa per scelta tecnica del mio vice MANUEL GIORDANO (perchè io al torneo non c’ero, che avevo un paio di nozze d’argento a Ramacca), ma che, cionostante, ebbe l’occasione di rompersi il crociato che ancora oggi non ha avuto tempo di operare per via di questa politica; MAURIZIO CIRCO, un bravo ragazzo che segnò un goal da BLOCKBUSTER, marcandosi l’intera squadra avversaria, ma poi rifiutatosi di esultare per la sua incredulità; DANILO DI GIACOMO, UCCIO RAPISARDA, un giocatore sul cui stile calcistico è stato detto tutto; PEPPINO BARBAGALLO, detto PEPPINO TOYOTA, perchè era il motore del centrocampo; appoi cu c’era?…Ah si..dautru…beddu chissu…tale VITO TRUFFA, il quale millantava di avere giocato in serie C1, a suo dire nell’ALBANOVA, ma che si ruppe al primo calcio del pallone; TONINO BORDIERI, rifiutatosi di giocare dopo la prima partita per papoline ai piedi, nonostante il MEDICO SOCIALE avesse sciolto una prognosi di 20 minuti; MATTIA SERPOTTA, lo stesso MANLIO MESSINA. Eppoi c’era il giocatore più forte in circolazione a Catania  che era tale CICCIO RICCOBENE…Prego…Pregooo.
- Come finì quel torneo Mister?
- Niente. Praticamente e orgogliosamente posso dire che siamo usciti ai quarti di finale!
- Mister si vociferò, tuttavia, che voi andaste avanti grazie…diciamo…si ecco…ad un ricorso…
- Beh…Si..Prego…Pregooo. In effetti presentammo un ricorso…se lo vogliamo chiamare così, con una certa orgogliosità di volere rispettare le regole del calcio, perchè non ci sembrava giusto va…noi le cose le dobbiamo tirare fuori da dentro…da qua dentro signorina.
- Che cosa non vi sembrava giusto Mister, scusi?
- Che cosa? Che cosa? Lo sapevano tutti, macari du rumenu di FLORIN. Praticamente c’era un giocatore della squadra avversaria che giocò con un paio d scarpette con 34 tacchetti, anzichè 29, come impongono le norme federali…Noi abbiamo fatto il ricorso all’organizzatore MARCO VINCI, persona di suo tra l’altro squisita, con cui abbiamo organizzato serate per una vita…prego…pregooo. E l’abbiamo vinto…E siamo andati avanti...Così“.

Avete sentito Nino Bonaccorsi, amico di vecchia data di Fabrizio Crispino…Con le sue parole torniamo a Torremacauda…quattro anni dopo. Crispino e Messina sono di nuovo insieme…sono andati in giro per Catania, come i BLUES BROTHERS, per rimettere su tutta la banda: e dalle ceneri della F.C. FRISPILAND risorge la GIOVANEALLEANZESE (potreste ancora trovarla tra le formazioni di PRO EVOLUTION SOCCER 05, se avete la Playstation modificata). Prego la regia di mandare in onda la diapositiva n. 4

 

 

Da sinistra: D. DI GIACOMO (portiere); F. CRISPINO (patron); U. RAPISARDA (bomber); M. CIRCO (assistente bomber, vitellozzo); M. MESSINA (fantaman); M. SERPOTTA (difensore dai piedi buoni); M. CARUSO (centrocampista metodico e metodista).

Dal verbale di Sommarie Informazioni di ANNA PAOLILLO, rese ai Carabinieri di Enna, l’1 giugno 2005:

“A.D.R. Confermo di conoscere Fabrizio Crispino sin da piccola. Lo conosco perchè veniva a scuola mia, a rivenderci le cipolline che aveva comprato 10 minuti prima da Nocito di Via V. Giuffrida, a 500 lire superchio.
A.D.R. Ricordo che a Torremacauda la follia era costituzionalizzata. Ricordo anche che Fabrizio era in grandissima forma, anche se lui è sempre stato uno di quelli che non si regola. Onestamente io lo vedevo tranquillo, anche se mi ripeteva continuamente che dovevamo ”fare e sfare il mondo a carte di 10 euro”. Non so riferire il significato di quella frase, ma me lo diceva seriamente.
A.D.R. Conosco la persona che mi state facendo adesso vedere nella foto segnaletica. Si chiama Manlio Messina. Confermo che Crispino credeva molto nel progetto politico di Manlio Messina.

 

 

A.D.R. Ho scattato io la foto che mi state facendo vedere adesso. Ci trovavamo a Torremacauda, davanti alla stanza di Mattia Serpotta. I ragazzi volevano una foto davanti al BAR MESSINA, il Bar che simpaticamente Mattia montò all’interno della sua stanza, per la gioia dell’allora fidanzata Paola.
A.D.R. Non ricordo se all’epoca dei fatti Serpotta avesse la licenza per la somministrazione degli alcoolici.
A.D.R. Riconosco nella foto, l’Avv. G. ROMANO, l’imprenditore O. SCALETTA, l’ avv. M. SERPOTTA, una bottiglia di VERDELLO e una di RUM, non so precisare se marca PAMPERO, il dr. M. CIRCO, l’avv. M. CARUSO, il Presidente F. CRISPINO, l’avv. C. DI MAURO, l’avv. C. CHILLEMI, l’avv. C. MILAZZO, il venditore M. PANEBIANCO, l’agente di commercio M. LA PORTA.

 

 

A.D.R. Riconosco anche la foto che mi state mostrando. Si tratta di una foto scattata in piscina, sempre a Torremacuda. Fabrizio Crispino aveva fatto stampare delle magliette recanti l’effigie “ABEMUS PAPAM MANLIO MESSINA” o “IO VOTO MANLIO MESSINA” e, per Manlio, “IO SONO MANLIO MESSINA“.
A.D.R. Non conosco personalmente la persona che mi state indicando adesso, ma confermo che si chiama STEPHEN DI STEFANO. Ricordo, in particolare, che era costretto a mettersi all’uscita del ristorante del villaggio come “parainsulti”, perchè la gente, dopo aver finito di mangiare, aveva bisogno di sfogarsi con gli organizzatori, perchè si sentivano truffati. Conosco ALESSIO SPATARO di fama. Dovrebbe essere l’ultimo a destra, ma non ho buoni rapporti con lui, perchè una volta mi ha offerto un caffè e il giorno dopo pretendeva che gli ritornassi un euro”.

 

…Rieccoci un studio…Lo avete sentito dalla testimonianza chiave di Anna Paolillo: “a Torremacauda la follia era costituzionalizzata” e Fabrizio Crispino è “uno che non si regola“. Sentite, invece, cosa ha detto uno dei cabarattisti dei CAROVANA STRAMBA, il gruppo comico PALERMITANO che si esibì la prima sera al villaggio:

 

 

Come scordare quei giorni infernali del 2005…Eravamo stati contattati da un certo MARCO AIELLO, di Catania. Ci disse che cercava degli artisti emergenti per una serata in un villaggio turistico. Mah…quella sera mi ricordo che si presentò questo gruppo di catanesi. Noi, onestamente, eravamo preparati al peggio, vista la rivalità con noi palermitani, ma questi il peggio non sapevano neanche dove si trovasse, erano davvero assurdi. Io, devo confessare che non mi presentai felicemente, perchè come prima cosa dissi: AH SIETE DI CATANIA? IL CATANIA E’ IN SERIE B? PECCATO, NOI DEL PALERMO SIAMO IN SERIE A. Però, anche loro, non solo non ridevano alle nostre battute, ma facevano pure le loro. Ricordo che c’era un ragazzo brizzolato, sui 30 anni, che nei momenti di silenzio, su alzata di mano di uno dei suoi amici,  faceva delle risate grasse, ma sa quelle risate grasse che si capisce che sono finte: e tutti i suoi amici appresso a stargli dietro. E poi, e poi c’era quest’uomo tarchiato. Ho ancora l’immagine fissa dei suoi occhiali esagonali che mi guardano idealmente…questo ci ha massacrato per tutta la sera. Appena è entrato il mio collega, che ha fatto una battuta…ora non ricordo…credo fosse qualcosa come il colmo per gli ortofrutticoli o giu di lì…questo si parte dall’ultima fila e, con voce arrogante e sprezzante,  fa “SI VABEEE’”, come a dire che la battuta era troppo spinta. Eppoi ricordo ancora la faccia schifata delle ragazze di questi catanesi…che certamente non approvavano il loro modo di fare. Pensi che non ha potuto nulla neanche il nostro impresario Marco Aiello, che gli faceva segno di smetterla. Comunque noi quella sera ne siamo usciti distrutti e abbiamo deciso di scioglierci…Dottore, mi dica, è grave?” (Taccuino del prof. Raffaele Morelli, psichiatra e psicanalista).

Ed ancora sentite il famoso comico DARIO VERGASSOLA, in un passo della deposizione testimoniale resa al P.M. H.J. WOODCOCK, il 26 giugno 2005:

Signor Giudice, beh, cazzo, ero giù in Sicilia a fare uno spettacolo…Tutto ero andato benissimo…I ragazzi avevano riso tutto la sera con le mie solite menate…Dopo, sono sceso giù nella hall dell’albergo per fare 4 chiacchere con qualche bella siciliana, non è che mi posso sempre far le pippe…Ad un certo punto si avvicina quest’uomo con gli occhiali esagonali, con una faccia indemoniata…Guardi sembrava spiritato. E mi gridava, quasi schifato, in faccia…DARIO VERGASSOLA SANTO SUBITO…DARIO VERGASSOLA SANTO SUBITO. E nel frattempo cercava di prendermi per le caviglie, come a volermi portare in trionfo…mi voleva far fare la…la…la…cazzo non mi viene in mente la parola…la…la CANDEROLA…no…la CANDELORA COME POGLIESE…mi disse…Io mi sono cagato addosso uè…E tutti gli amici di questo qui che ridevano, ma gli dicevano che si doveva dare una calmata e lui imperterrito…E ALLORA FACCIAMOLO ALMENO PAPA…Io mi sono fottuto di paura giudice…mi son detto cazzo…vuoi vedere che questo mi prende e mi butta in piscina solo per far ridere gli amici…“.

…Questo è lo scenario degradante in cui si sta vivendo a Torremacauda. Torremacauda è diventata una zona franca, una zona a sovranità limitata…Si racconta, persino, che l’euro fosse stato temporaneamente messo fuori corso, sostituito in tutto il villaggio dai MESSINI, i piccoli santini fatti stampare da Manlio Messina per le elezioni comunali. In quei giorni, alla borsa di Tokyo, il MESSINO fu dato al cambio per due dollari e 47 cents.

 

 

Ma non è questa l’unica cosa strana di quei giorni…Ne successero molte altre, a cominciare dal mantenimento dell’ordine pubblico, palesemente sfuggito alle Autorità locali di pubblica sicureza, più volte esortate dal Prefetto di Trapani ad installare dei tornelli all’entrata della stanza di Fabrizio Crispino.

Questa la relazione di servizio dei Carabinieri della Compagnia di Sciacca:

In data 29 aprile 2005, alle ore 22.00, su segnalazione della ns. Centrale Operativa, noi sottoscritti App.to scelto LO CERTO GIOVANNI e Vice brig. SCAMORZA LUIGI, ci portavamo in località SCIACCA, presso il villagio turistico Torremacauda e ivi raccoglievamo denuncia orale sporta dal direttore della predetta struttura, il quale segnalava che presso la stanza n. 307, occupata da tali CRISPINO FABRIZIO, LA PORTA MARIO e PANEBIANCO MASSIMO, ignoti si erano introdotti furtivamente, procedendo ad improvvisa devastazione delle mobilie presenti. Al nostro arrivo nel luogo del delitto, la porta di ingresso non presentava segni di effrazione, ma al suo interno la situazione era di palese distruzione: in particolare, si rilevavano manifesti elettorali di un sedicente MANLIO MESSINA attaccati nei muri, verosimilmente con sputi o quant’altro, materassi al di fuori della loro sede naturale, una tenda staccata dal cordolo, un cappello modello pampero per terra, vestiti in ogni dove, e una situazione di pressocchè generale confusione. Si procedeva, pertanto, ad eseguire gli opportuni rilievi fotografici, che si allegano al presente verbale...

 

 

Sul posto constatavamo la presenza, oltre degli intestatari della camera, di tali CIRCO MAURIZIO, SERPOTTA MATTIA e CHILLEMI CRISTIAN, tutti in atti successivamente identificati. Gli stessi venivano immediatamente escussi e asserivano che il responsabile dell’accaduto doveva individuarsi in tale RAPISARDA ALFIO, detto UCCIO RAPISARDA, il quale, a loro dire entrato senza parola proferire all’interno della predetta stanza, mosso da irrefrenabile, instancabile, inspiegabile foga e rabbia, procedeva all’immediata demolizione delle strutture inventariate della predetta, nel silenzio e nell’indifferenza generale, allontanandosi immediatamente dopo, continuando a non profferire parola alcuna.
Si segnala, infine, che i nominati in oggetto, disinteressandosi  della presenza di noi Carabinieri, irridevano il personale della nostra volante incaricato di procedere ai rilievi fotografici, inserendosi,  anzi alterando la scena del predetto delitto, con fare altezzoso ed evidentemente oltraggioso delle nostre funzioni in pieno svolgimento”.

 

 

…I fatti che vi abbiamo mostrato parlano chiaramente…A Torremacauda ci furono pesanti minacce da parte di Uccio Rapisarda contro la persona di Fabrizio Crispino…Fatti gravi, fatti diffamanti e gravemente lesivi della residua persona dello stesso…
Chi è questo Uccio Rapisarda? Quale rancore serbava nei confornti di Crispino? Perchè tanta rabbia? Quale passato si nascondeva dietro questo burrascoso gesto? Bisogna tornare indietro, a quando Uccio Rapisarda conobbe Fabrizio Crispino. Entrambi, infatti, avevano in comune la passione della musica. L’amore di Crispino era nato nelle sale della Confindustria etnea, dove egli conobbe il Comm. ORAZIO ZACCA’, famoso baritono etneo, costretto ad incidere audiocassette in alluminio da regalare ai migliori acquirenti del suo negozio o a comprare spazi televisivi nell’emittente locale “ANTENNA UNO LENTINI”,  con uno share dello 0,008%. Il commendatore Zaccà presenta a Crispino un parcheggiatore abusivo della via Enrico Pantano, che spesso gli faceva da chansonnier nei suoi negozi durante il periodo dei saldi invernali: è Uccio Rapisarda, in arte UCCIO APICELLA. Fabrizio lo prende subito a cuore e Uccio diventa il suo braccio destro, spesso accompagnandolo nelle serenate che l’imprenditore catanese organizza per allietare le serate degli amici. Prego la regia di mandare in onda la diapositiva n. 5

 

 

…Ben presto l’idillio tra i due si rompe…Fabrizio non si fida più di quel ragazzo…I due vengono alle mani per colpa di una quota di 20 euro, non versata da Uccio, relativa ad una serata al BELLATRIX…Lo dimostra questa fotografia, scattata da un satellite sopra Vaccarizzo, che noi abbiamo zoomato con i macchinari del “moviolone” del processo di BISCARDI, lasciati dal giornalista a LA 7 prima di cercare nuovi stimoli a TELELOMBARDIA.

 

 

Che sia dietro questa improvvisa rottura la causa dell’oltraggio pubblico rivolto da Rapisarda nei confronti di Crispino? Che sia dietro quasto rapporto oscuro, la causa della scomparsa di Crispino?

Eppure Crispino, dopo la devastazione della sua stanza, prosegue la vacanza in assoluta serenità, può ancora contare sul sodalizio con Serpotta e Messina. Tanto che, per dimostrare la sua potenza, chiama a raccolta tutti gli abitanti del villaggio.

Dal verbale di sommarie informazioni di PANEBIANCO MASSIMILIANO, rese alla Questura di Enna, l’1 maggio 2005:

A.D.R. Ricordo che Crispino andava in giro con un megafono a gridare a chiunque di venire nella stanza n. 307, perchè voleva superare un certo record. Io, sinceramente, non ero così entusiasta di accogliere un intero villagio dentro la stanza in cui dovevo dormire, ma cercai di non curarmene, perchè comunque la gente non sembrava prendere molto sul serio il tentativo di Fabrizio. Poi ci si misero di mezzo anche Mattia Serpotta e quel rinale di Maurizio Circo e la cosa iniziò a deteriorare, perchè la gente effettivamente iniziò a venire in massa e con entusiasmo. Io ero visibilmente incredulo, perchè effettivamente accorsero più di cento persone e tutte insieme entrarono dentro la nostra stanza, peraltro già in discutibili condizioni…

 

 

A.D.R. Riconosco le foto che mi state mostrando. Crispino non lo vedete ritratto perchè, verosimilmente, si era messo all’entrata della stanza per controllare che effettivamente nessuno sfuggisse fin quando non ci fossero state almeno 100 persone dentro. Ricordo, in particolare, che la gente usciva dalle finestre, perchè si soffocava dal caldo lì  dentro, ma lui la costringeva a rientrare.

A.D.R. Ricordo la presenza di un notaio, tale ANDREA TANASI, nominato tale da Crispino nonostante non fosse ancora laureato. Ciononostante, probabilmente si registrarono parecchi brogli, in quanto Crispino ebbe a contare una stessa persona almeno tre volte… Anzi preciso che mentre contava  passò da 60 a 85 nell’indifferenza generale.

A.D.R. Per quel che ne so io, avendo effettuato anche degli studi in materia, mi risulta  che quel giorno fu superato il “record di persone dentro una stanza d’albergo”, che era di 99 persone ed era precedentemente detenuto, su scala mondiale, dall’HOTEL BELLAVISTA di Buenos Aires. Posso citare a conferma di quanto dico il libro ”GUINNES DEI PRIMATI, ALTRO CHE BIRRA”, ed. HEINEKEN 2006″.

Dal verbale di sommarie informazioni  di CLAUDIO MILAZZO, rese alla Guardia di Finanza di Trapani, il 2 giugno 2005:

A.D.R. Ricordo che Fabrizio era entusiasta di questo record e continuava a sbattere la mano destra nella porta del bagno, ripetendo a voce di testa che il direttore del villaggio avrebbe dovuto mettere una targa all’entrata della stanza n. 307 con su scritto: IN QUESTA STANZA DORMI’ FABRIZIO CRISPINO ED IN SEGUITO VI ENTRARONO ANCHE ALTRE CENTO PERSONE.
A.D.R. Confermo quanto emerge dai tabulati telefonici che mi state mostrando. Io stesso vidi chiamare Crispino almeno tre volte la reception all’1 di notte ed insistere con il direttore affinchè, dal giorno successivo, la stanza n. 307 fosse ritirata dal villaggio turistico. Ricordo le parole testuali: VOI DOVETE RITIRARE QUESTA STANZA COME IL MILAN HA FATTO CON LA MAGLIA N. 6 DI FRANCO BARESI.
A.D.R. Questa inchiesta è una montatura politica”.

…Fabrizio Crispino è ormai un fiume in piena incontrollabile…Fermarlo sarebbe stato un crimine…E Mattia Serpotta lo sa…Fabrizio deve essere portato in trionfo. Così parlano gli ARCHIVI DELL’ISTITUTO LUCE:

Dinanzi ad’una platea astante di popolo sicano, per l’occasione dispostasi ad arco nelle piscine auree di Torremacauda, nella più rigida osservanza dei cerimoniali ausburgici, con il sangue e l’orgoglio delle milizie presenti, si decreta solennemente la secessione dalle terre italiche del nord e si proclama con furore la costituzione del Primo Impero Crispiniano. Rigidi preparativi presagiscono finali trionfali.

Una pala di ficodindia, nata dai venti e dalle pioggie delle vergini isole siciliane, viene incisa con virile forza del camerlengo, con un coltello asportato dal ristorante locale. Essa reca la dicitura: FABRIZIO CAESAR AUGUSTUS.
Il manico di una scopa rinvenuta nei magazzini antistanti la piscina, viene corposamente forgiato e trasformato in un prezioso scettro, dopo essere stato infilzato da un rotolo di cartaigienica, altrimenti destinato alla pulizia di vigorosi culi cataniensi.
La tenda della stanza dell’imperaturo Crispino, già corrotta dalla rabbia del nemico Rapisarda, viene purificata nei mari mediterranei, che in tempi immemori videro sgorgare il sangue di popoli virgulti nella strenua difesa delle patrie terre, ed infine essiccata sotto i raggi cocenti del sole ammaliante delle isole borboniche, così assumendo le vesti di mantello.
Da un arbusto posteriore alla stanza n. 314 vengono ricavate due palme sagomate fungenti da ventagli giganti per rinfrescare le fulgide membra dell’imperaturo.
Dalle carte non igieniche del Corriere della sera del 30 aprile 2005, che tante parole videro scritte da penne libere inneggianti alle politiche governative nostrane, viene costruita una corona imperiale intarsiata dai preziosi santini adesivi raffiguranti l’effigie del candidato Manlio Messina.
Superate le iniziali difficoltà riscontrate nell’impavido ed eroico imperaturo,  viene creata una galleria umana ed è tutto pronto per l’inizio della procedura di conferimento dei poteri temporali …”.

 

FASE 1.Disposizione ad arco e formazione di una galleria umana“. CURATORE DELLA FASE, il camerlengo MATTIA SERPOTTA

 

 

FASE 2.Consegna dello scettro e proclamazione in tono solenne“. CURATORI DELLA FASE, l’avv. CRISTIAN CHILLEMI, che consegna lo scettro aureo, ed il camerlengo MATTIA SERPOTTA, il quale pronuncia le parole rituali:

“Annuntio vobis gaudium magnum: habemus imperatorem. Eminentissimum Dominum FABRIZIO CRISPINO, qui sibi nomen imposuit: FABRIZIO EUKANUBA QUARTODICESIMO, ZONA INDUSTRIALEM IMPERATOR”

 

 

FASE 3.Consegna del mantello“. CURATORE DELLA FASE, dr. CLAUDIO MILAZZO.

 

 

FASE 4.Incoronazione ad efficacia costitutiva, con meticolosità certosina e rispetto solenne“. CURATORE DELLA FASE, il dr. MAURIZIO CIRCO

 

 

30 APRILE 2005


PER CHI C’ERA,

PER CHI NON C’ERA,

PER CHI NON C’ERA PUR ESSENDOCI

 

 

Ad incoronazione avvenuta Fabrizio Crispino non si regolò più. Io ho davanti a me l’immagine lucida di un uomo che si autoconvince di poter camminare sulle acque. C’è qualcuno che dice ancora  di averlo visto fare almeno un passo prima di sprofondare dentro la piscina di Torremacauda, la cui temperatura era pari, se non ricordo male,  a quella del Tamigi a metà febbraio. Io sinceramente non posso affermarlo con certezza, ma posso confermare che sia dal modo in cui si è diretto verso la piscina, sia dal movimento compiuto dalle gambe prima di entrare nella stessa, sia dall’espressione facciale chiaramente rivolta verso il cielo, tutto lasciava trasparire la netta convinzione di Fabrizio di poter camminare sulle acque” (GIGIONE NAPOLETANO – Oracoli & Miracoli, ed. Mondadori 2006, € 9).

…Le mattonelle della piscina di Torremacauda riecheggiano ancora le prime parole da imperatore di Fabrizio Crispino: “ORA CHE SONO IMPERATORE VADO A LASCIARE LE MIE PRIME RELIQUIE“…Subito dopo, Crispino è stato visto allontanarsi di fretta e chiudersi in bagno…Il mattino seguente è Domenica e l’eccesso tocca la sua vetta: l’Imperatore riassume platealmente in sè il POTERE TEMPORALE e quello SPIRITUALE e decide di recitare il suo primo ed ultimo ANGELUS DOMENICALE, benedicendo la folla astante…

 

 

…Quello che vi abbiamo raccontato è FABRIZIO CRISPINO. Come MINA, come LUCIO BATTISTI, il 1 maggio 2005 quest’uomo, giunto all’apice del suo successo e del suo eccesso, ha deciso di ritirarsi dalla scena pubblica, lasciando un vuoto incolmabile tra i suo amici…

… Prego la regia di mandare in onda le interviste realizzate, dal nostro inviato, con alcuni testimoni diretti…

 

L’inconoratore Dr. Maurizio Circo

 

Le rivelazioni choc di un testimone rimasto anonimo


 

Lo stalliere Mario La Porta


 

I proprietari del Moucharabia: Dr. Manlio Messina, Dr. Alfio Rapisarda, Dr. Antonino Bonaccorsi

 

L’avvocato patrocinante presso lo Stato del Vaticano, Marco Caruso

 

L’avvocato terreno di Fabrizio Crispino, C. C.

 

Il cortometraggio Ricordiamolo così, proiettato alla Biennale di Venezia, l’1 maggio 2006, ad un anno esatto dalla nascita dell’impero crispiniano

 

Corre l’obbligo di precisare che, per tutti i fatti sopra narrati, pende ad oggi un processo penale presso il Tribunale di Torremacauda. Qui di seguito riportiamo integralmente la RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO della Procura della Repubblica.


Ma come in un libro giallo che si rispetti…il colpo di scena è all’ultima pagina…

Signore e signori, dopo due anni di silenzio, FABRIZIO CRISPINO appare per la prima volta in pubblico in questa sensazionale intervista, rilasciata in esclusiva ai nostri microfoni…

 

 


Raccolta firme per l’estradizione di Fabrizio Crispino

 

Il 12 agosto del 2007, nel silenzio che ha contraddistinto l’esistenza degli ultimi anni, è emigrato alla volta di Lugano l’Imperatore Fabrizio Crispino.

A distanza di due mesi, gli amici e i parenti, ancora increduli, non riescono a capacitarsi dell’inaspettata scelta di vita intrapresa e ritengono doveroso costituire un Comitato promotore per il rientro coatto dello stesso dalla civiltà elvetica. Per queste ragioni, di concerto con il Sindaco di Catania, Prof. Umberto Scapagnini, e con l’avallo del Ministro di Grazia e Giustizia, On. Clemente Mastella, è partita la campagna di sensibilizzazione “Ridateci l’Imperatore”.

A partire da Lunedì 21 ottobre 2007, inizierà una raccolta firme per richiedere alla Svizzera l’estradizione di Fabrizio Crispino. In tal senso, saranno predisposti banchetti permanenti:

- in Via Etnea, all’altezza del Bar Savia;

- presso i locali del ristobar “Moucharabia”, in P.za San Francesco d’Assisi n. 15;

- presso i locali de “La Bottega di Pluto”, in via Nuovaluce, zona Canalicchio, dietro rifornimento Agip;

- presso lo studio legale dell’avvocato terreno dell’Imperatore, avv. Cristian Chillemi, in via F. Crispi.

 

Potranno partecipare tutti i cittadini italiani maggiorenni, in possesso dei diritti civili e politici, esibendo un semplice documento di riconoscimento, ivi compresa la tessera Blockbuster.

Tutte le firme raccolte saranno affisse presso la porta del Municipio di Catania ed inviate in copia conforme sia al Ministero di Grazia e Giustizia che allo stesso Fabrizio Crispino.

In alternativa, chi volesse aderire alla presente iniziativa può inviare un sms al numero 48442 (costo euro 1,24 Iva inclusa), scrivendo “RIDATECI FABRIZIO CRISPINO” o una email al Governo elvetico (al seguente indirizzo presidente@confederazionesvizzera.ch), con le seguenti parole:

 

“Esimio Presidente,

il sottoscritto__________________  la prega di restituire al Paese natale il cittadino italiano Fabrizio Crispino, in deroga alla immunità di Capo di Stato Estero di cui lo stesso gode in qualità di Imperatore.

La presente richiesta di estradizione, alla quale farà seguito quella del Ministro di Grazia e Giustizia, risponde ad una precisa incompatibilità tra il Nostro e la vostra civiltà, la quale, con tutto il rispetto, è abituata a mettere i soldi nelle banche e a fare buchi nei formaggi. Fabrizio, di contro, il formaggio gli piace con la porchetta al carrozzone di Via del Rotolo e i soldi li mette sotto il materasso.

Per queste ragioni, la diffidiamo a disporre l’accompagnamento coattivo di Fabrizio Crispino ai confini della Sbizzera, come la chiamerebbe il Nostro, che poi noi ce lo veniamo a prendere a nostre spese. In caso di inottemperanza della presente richiesta,  smetteremo di mangiare cioccolata, e ci troveremo costretti ad adire la Corte di Giustizia di Strasburgo o la Corte Europea per i diritti dell’uomo. Risulteranno compensate le spese legali”.

 

Hanno già aderito all’iniziativa:

 

Umberto Scapagnini, Enzo Bianco, Filippo Drago, Pino Firrarello, Giovanni Burtone, Carmen Consoli, Franco Battiato, Luca Ciliberti, Tony Zermo, Tuccio Musumeci, i fratelli Scaringi, Manlio Messina, Mimmo Polizzi, Toti e Totino, Enrico Guarneri, Enrico Beruschi, Salvo La Rosa, David Simone Vinci, Ciccio Famoso, Pasquale Marino, Gionatha Spinesi, Takayuki Morimoto, Gennaro Sardo (la firma è stata apposta dal suo tutore), Rocco Sabato (la firma è stata apposta dal tutore di Gennaro Sardo), Mimmo Rotella, Manuel Giordano, Oscar Pettinari, Raffaele ed Angelo Lombardo, Mal dei Primitives, Furia cavallo del West, Umberto Teghini, Antonella Arancio, Aleandro Baldi, Massimo Boldi, Silvio Baldini, Dario Baldan Bembo, Leo Lippolis.

 

Partecipa al sondaggio

 

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