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Archivio per la categoria ‘ITALIANI BRAVA GENTE’

PIDDIELLE STALCHING: una rivoluzione low cost

10 novembre 2011 4 commenti

Silvio Berlusconi, dimissionario (dice lui) Presidente del Consiglio dei Ministri.

Ho scoperto che si può diventare amici su facebook dei principali esponenti del PDL, senza trovare particolari ostacoli. Così, ho intrapreso una battaglia finalizzata al fastidio intellettuale, non violenta, a mani nude, a tratti rivoluzionaria, postando commenti di dubbio interesse politico-culturale sulle loro bacheche, come negli esempi che allego. E’ una nuova forma di protesta innovativa, dal basso, a costo zero, ai limiti del TSO.

Chiunque può fare altrettanto. Mi corre l’obbligo di ricordare, tuttavia, che questa è una manifestazione di dissenso non violenta. Vi invito, pertanto, a mantenervi nei limiti del lecito penale, evitando si sconfinare nell’insulto o nella molestia a mezzo internet, figura peraltro controversa a livello giurisprudenziale. Potremmo chiamarci gli sdengados: SDENGADOS DI TUTTO IL MONDO, UNITEVI.

Se avete problemi di cataratta, per meglio visualizzare la foto, cliccateci di sopra col mouse e si aprirà in un’altra pagina, molto più grande. Che poi è anche una bella metafora di vita.

Michela Vittoria Brambilla, Ministro del Turismo, da sempre vicina al mondo degli animali.

Mimmo Scilipoti, Segretario de I Responsabili, agopuntore ed esperto di medicina non convenzionale.

Barack Obama, Presidente degli Stati Uniti d'America, nostro alleato.

Mara Carfagna, Ministro delle Pari opportunità.

Angelino Alfano, già Ministro di Grazia e Giustizia.

Angelino Alfano, potenziale futuro Presidente del Consiglio, così si rivolge alla Nazione, mentro lo spread è a 3000.

Qui di seguito, infine, riporto la testimonianza diretta del mio tentativo di infiltrarmi all’interno della pagina ufficiale del Popolo delle Libertà, accreditandomi come loro sostenitore. Ho agito sotto copertura, cercando di condensare in poche battute alcune massime imparate passivamente in 17 anni di Berlusconismo.

Segnalo che, in data 10.11.2011, quattro giorni dopo avere iniziato la mia battaglia a costo zero, il Presidente del Consiglio dei Ministri On. Silvio Berlusconi ha rassegnato le sue future dimissioni al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Questo il resoconto stenografico del suo discorso:

Mi dimetto dopo Tarapìa tapiòco, brematurata come se fosse antani anche per lei soltanto in due, oppure in quattro sennò posterdati. Ma allora io le potrei dire, anche con il rispetto per l’autorità, che anche soltanto le due cose come legge di stabilità, ha capito?”.

A’ veniri baffone.

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Il maschio della Lapa

8 settembre 2011 1 commento

Milano, Corso San Gottardo

Milano, 7 settembre 2011

Ciao, mi chiamo Lapo, e non so se sono più intelligente perché sono proprietario della Fiat e però giro strade strade con un Suv, perché ho un Suv bello grosso e me lo sono verniciato come un carrarmato per non farmi notare, perché scrivo carrarmato e non so scrivere carro armato, perché ho posteggiato il mio Suv degli Original Marines sopra le rotaie del tram, impedendone il passaggio per mezz’ora, perché mi sono messo un cappellino di lana a settembre, perchè mi piace il salame anziché la patata, oppure, molto più semplicemente, perchè mi chiamo Lapo.

Corriere della Sera, Giovedì 8 settembre 2011

Lapo, che ancora negli Usa se lo ricordano, e non perchè ha inventato la pennicillina, ma perchè seduto in prima fila durante una partita di basket, si alzava in piedi per stoppare una palla ancora in gioco, ostacolandone la presa ad un giocatore dei Raptors. Lapo, che in fondo non posteggia in maniera diversa da un catenese medio, magari nel suo caso medio-alto, Lapo che continua a farsi chiamare Lapo, quando chiunque alla domanda “Ciao, come ti chiami?” risponderebbe “Ciao, Orazio sono”. Lapo, il maschio della Lapa.

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L’On. Domenico Scilipoti ed il problema delle parafarmacie

Questo è il testo della mail che ho inviato all’On. Domenico Scilipoti all’indirizzo scilipoti_d@camera.it, dallo stesso indicato alla trasmissione “In onda“, su La7, nell’immediatezza di quel travaglio interiore che lo portò a passare dall’opposizione al Governo.

Egregio Onorevole Domenico Scilipoti da Barcellona Pozzo di Gotto, provincia di Messina,

avendo anzitutto apprezzato che Ella si esprime usando la terza persona singolare, parlando di sè, abitudine di cui in Italia è portatore sano solo il Mago Otelma, premetto che nel proseguio di questa missiva telematica mi rivolgerò all’Onorevole Scilipoti come se fosse una terza persona, distinta tra me e Lei medesimo.

Ciò posto, sommessamente scrivo a Lui, l’Onorevole Domenico Scilipoti, non a Lei, per esprimergli la mia più sincera solidarietà e vicinanza, in un momento di così grande travaglio interiore, psicologico ed intellettuale.

Invero, pur rischiando di collocorami al di fuori di quell’elite borghese e comunista che non ha compreso il senso del suo, di Lui, percorso politico dell’ultima settimana, giudico coraggiosa, anzichè temeraria ed interessata, la Sua scelta di abbandonare l’Italia dei Valori, partito tra le cui fila è stato eletto al Parlamento, due anni orsono.

Ciò dico, dopo aver ascoltato in una sua, di Lui, intervista nella quale affermava che non era più possibile stare ancora “all’interno di un partito dove si parla di medicina non convenzionale e di agopuntura e si dice che sono degli stregoni…dove si parla di parafarmacie e si dice che quello che dico io non ha valore perchè il Responsabile della Sanità dice cose diverse da quelle che dico io“.

Ritengo altresì, di contro, che la scelta, di Lui, di votare la fiducia al Governo Berlusconi, qualche giorno dopo essere fuoriuscito dall’Italia del Valori ed aver fondato il “Movimento di responsabilità nazionale“, sia pienamente coerente con la diaspora culturale dai valori dell’Italia dei Valori e con i valori del Partito delle Libertà, Libertà da intendersi anche come Libertà dell’agopuntura e delle parafarmacie.

Da sempre, infatti, il Presidente del Consiglio è particolarmente sensibile alle istanze della medicina non convenzionale e, se deve scegliere dove comprare i cerotti, non ha dubbi nel preferire le parafarmacie alle farmacie, anche a pena di perdere i voti delle Lobby delle Farmacie, che in Italia continuano a praticare un vergognoso cartello a discapito delle parafarmacie: ma Lui, l’Onorevole Scilipoti, non Berlusconi, si è mai chiesto come mai l’aspirina si deve pagare così tanto, quando si potrebbe stare a letto per tre giorni? E le garze, non sono forse fatte di materiale sintetico facilmente surrogabile con vestiti dismessi?

Coraggio. Vada avanti. Parafarmacia è bello. Attendo Lui a Catania per organizzare una conferenza su “Parafarmacia oggi: differenze e distinguo culturale con le farmacie“.

Con stima, un cittadino italiano che compra sempre garze, cerotti, prodotti omeopatici, siringhe, bagnischiuma, erbe, tisane, zoccoli del Dr. Scholl’s, medicine non convenzionali per i calli ai piedi, dentifrici alle erbe, nelle migliori parafarmacie.

E si ricordi che in Sicilia un paio di farmacie fanno “na para farmacia“. Mi inquino.

Avv. Mattia Serpotta,

sul punto ancora incensurato

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Un giorno in pretura

 

In qualsiasi aula di Tribunale del mondo dovrebbe entrare una sola categoria di testimoni: quelli che dicono la verità, tanto a favore dell’imputato, quanto della pubblica accusa.

In una qualsiasi aula di Tribunale del mondo, tuttavia, per una infinità di ragioni qui non riassumibili, esiste anche una seconda categoria di testimoni: quelli che, consapevolmente o inconsapevolmente, dicono il falso contro o a favore dell’imputato.

In Italia, invece, accanto ai testi dell’accusa e della difesa, accanto ai testi che dicono il vero e a quelli che dicono il falso, per quanto sconosciuta al codice di procedura penale, esiste una terza categoria di testi: sono i testi di minchia.

Per enucleare una nozione di teste di minchia che sia valida anche dal punto di vista dogmatico e dottrinale, si considerino gli esempi che seguono, tratti dalle trascrizioni di testimonianze realmente rese in presenza dello scrivente e dallo stesso gelosamente custodite in copia conforme.

 

TESTE DI MINCHIA NUMERO 1.

 

PUBBLICO MINISTERO – Senta, lei conosce il Sig. (Omissis)?

TESTE – Senta…iu è a quatta vota ca mi chiamati…iu aju a me mugghieri ricoverata o’spitali ca avi nulcera perforata…ca iu non sacciu mancu unni iè misa…ie (incomprensibile)…

PUBBLICO MINISTERO – Sig. (Omissis). Io capisco le sue ragioni…ma ora la stiamo sentendo, quindi la pregherei…

TESTE – …A chimmistati vinennu a cuntari ammia

GIUDICE – Sig. (Omissis)…risponda alle domande del Pubblico Ministero e si astenga da questi commenti. Prego Pubblico Ministero, proceda con il suo esame…

TESTE – Mi scusi Eccellenza…

PUBBLICO MINISTERO – Grazie Giudice…Allora Sig. (Omissis)…le avevo già chiesto se lei conosce il Sig. (Omissis )…

TESTE –  Pubblico ministero…iu nenti sacciu…iu anaffabeta sugnu

PUBBLICO MINISTERO – Ne prendo atto…ma guardi che io le sto chiedendo di darmi una risposta, non di scrivermela.

 

TESTE DI MINCHIA NUMERO 2.

 

PUBBLICO MINISTERO – Senta…lei abita vicino all’imputato?

TESTE – Sissignore, attaccati siamo.

PUBBLICO MINISTERO – Bene, il giorno 22 agosto del 2006 , intorno alle 8 di sera, ricorda se lei si trovava a casa?

TESTE – No…non ero a casa…stavo passeggiando sotto casa mia…con il cane…

PUBBLICO MINISTERO – Senta, mentre passeggiava sotto casa sua con il cane, ha sentito delle urla provenire dalla casa dell’imputato?

TESTE – Ma guardi…no…io ero seduto su una panchina a 100 metri da casa nostra…

PUBBLICO MINISTERO – Mi scusi. Lei pocanzi mi ha riferito che stava passeggiando sotto casa… ora mi dice che era seduto su una panchina a 100 metri di distanza da casa sua

TESTE – No…no…no…ero seduto sulla panchinasulla panchina

PUBBLICO MINISTERO – Giudice, solo al fine di sollecitare la memoria del teste, intendo procedere ad una contestazione. Il teste, sentito a sommarie informazioni dalla Polizia di (Omissis) in data (Omissis) ebbe a dichiarare: “Il giorno 22 agosto del 2006, intorno alle 8 di sera, mi trovavo a passeggiare con il cane sotto il balcone di casa mia…”.

Allora Sig. (Omissis)…lei ricorda di avere dichiarato alla Polizia questa circostanza che le ho appena letto?

TESTE – Ma si dottore…certo…è quello che le ho dettostavo passeggiando sotto casa

PUBBLICO MINISTERO – Allora non era seduto nella panchina a 100 metri di distanza dal balcone di casa sua, come mi ha riferito pocanzi…?

TESTE – Certo…certonella panchina ero seduto

PUBBLICO MINISTERO – Sig. (Omissis) in buona sostanza, dalle sue dichiarazioni, devo dedurre che lei stava passeggiando seduto sulla panchina?

TESTE – Esattamente dottore

 

TESTE DI MINCHIA N. 3

 

DIFENSORE DELL’IMPUTATO – Senta…lei pocanzi, a domanda del Pubblico Ministero, ha detto di aver visto l’imputato colpire il Sig. (Omissis)…Vero?

TESTE – Mi scusi avvocato…ho qualche difficoltà…perché…non deambulo bene

DIFENSORE – Non ho capito scusi…

TESTE – Le dicevo…che ho qualche difficoltà…perché non deambulo bene

DIFENSORE – Mi scusi…Io non comprendo bene quello che mi vuole dire…cioè lei è seduto sulla sedia…non capisco in che senso non deambula bene?

TESTE – No avvocato, non mi ha capito. Io non deambulo bene nella parola

 

TESTE DI MINCHIA N. 4

 

PUBBLICO MINISTERO – Lei ricorda se l’imputato indossava una bandana in testa?

TESTE – E come faccio a ricordarmelo?

PUBBLICO MINISTERO – Sig. (Omissis) lei risponda alla mia domanda…Se lo ricorda bene, altrimenti andiamo avanti…

TESTE – Pubblico Ministero…ma come faccio? Cioè a Mirabella Imbaccari…tutti portano la bandana…

AVVOCATO DI PARTE CIVILE (fuori microfono) – E io che pensavo la portasse solo Berlusconi.

 

TESTE DI MINCHIA N. 5

 

GIUDICE DI PACE – Senta il Sig. (Omissis) è un suo dipendente?

TESTE – Si. E’ il cassiere.

GIUDICE DI PACE – Ma lei, in quanto datore di lavoro, ha controllato se effettivamente, durante l’orario di lavoro, il Sig. (Omissis) era manesco con sua nipote?

TESTE – Giudice, mi perdoni, ma perchè dovevo?

GIUDICE DI PACE – Ma…lei è il proprietario del Bar…in un certo senso…risponde dell’operato dei suoi dipendenti…

TESTE – Sig. Giudice io oramai non rispondo manco al telefono.

 

 

Tutto questo accade quando il testimone si presenta in Tribunale. Adesso, nel tentativo di spiegare una delle possibili cause della lentezza della giustizia, pubblico un atto contenuto all’interno del fascicolo del Pubblico Ministero della Procura della Repubblica di (Omissis), nel procedimento n. (Omissis), che illustra le possibili cause dell’assenza del testimone in Tribunale.

Premessa per capire i fatti:

Tizio presenta querela contro Caio, perchè lamenta di aver subito una truffa. Dopo un tempo X, chiusa la fase delle indagini preliminari, viene celebrato il processo dinanzi al giudice Sempronio. Il Pubblico Ministero cita Tizio, alla data Y, per essere esaminato quale testimone. Alla data Y, Tizio, regolarmente citato, non si presenta, senza addurre giustificazione. Il giudice rinvia il processo alla data Z.

Alla data Z, Tizio, regolarmente citato, fa pervenire alla cancelleria del Pubblico Ministero l’atto che segue. La riproduzione è fedelissima all’originale in ogni sua parte, ivi compresa la punteggiatura e la declinazione dei verbi.

 

Io sottoscritta (Omissis) AVENDOMI ARRIVATI I FOGLI PER PRESENTARMI PER LA CAUSA contro (Omissis) il giorno (Omissis), IO NON AVENDO POSSIBILITA ECONOMICA NON POSSO PRESENTARMI AVENDO CERCATO DI CHIAMARE CONTINUAMENTE AL TRIBUNALE PER CONTATTARLA DIRETTAMENTE PER SPIEGARLE BENE, CORDIALI SALUTI

FIRMA

POTREI ESSERE CONTATTATA LE LASCIO IL MIO NUMERO TELEFONICO (Omissis)”.

 

CONCLUSIONE: l’atto di cui sopra si trova adesso all’interno di un fascicolo del dibattimento di un Tribunale della Repubblica Italiana. Il giudice ritiene legittimo l’impedimento. Il Pubblico Ministero dovrà citare per la terza volta Tizio. Vi dirò prossimamente se ha trovato i soldi per venire a testimoniare o no.

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Elezioni politiche 2008. Dichiarazioni pubbliche di voto

 

 

Al Presidente della Repubblica

Al Presidente del Senato

Al Presidente della Camera dei Deputati

Al Presidente del Consiglio dei Ministri

Al Presidente della Corte Costituzionale

Al Presidente della Corte di Cassazione

Al Presidente della Corte d’Appello di Catania

Al Prefetto di Catania

Al Procuratore della Repubblica di Catania

Al Sindaco di San Gregorio di Catania

Al Comandante  Stazione C.C. di San Gregorio di Catania

 

 

Ecc. me Autorità dello Stato italiano, il  sottoscritto  Mattia  Serpotta,  nato  a  Catania  il 28.11.1978, residente in San Gregorio di Catania, in via L. da Vinci n. 12

COMUNICA

che, in data 13 aprile 2008, alle ore 17 in punto, con un margine di cinque ore dalla chiusura delle operazioni di voto, si presenterà spontaneamente presso la sezione n. 5 del Comune di San Gregorio, nelle cui liste elettorali risulta ancora regolarmente iscritto. Per le determinazioni che le  S.V. intendono  adottare, tuttavia, precisa che lo scrivente interverrà vestito con una tuta ignifuga, con una fiamma ossidrica nella mano destra ed un estintore nella mano sinistra e che, per le ragioni che di seguito verranno analiticamente  illustrate, non è ancora  in grado di prevedere gli usi che il corso naturale degli eventi potrà  indurlo a fare degli stessi. Detto questo, ha da aggiungere due parole.

 

In un Paese a democrazia limitabile e limitata come l’Italia, dopo soli due anni dal rinnovo del precedente Parlamento nazionale, mi trovo costretto ancora una volta a presenziare fisicamente e psicologicamente all’interno di un seggio elettorale, evento che disturba non poco la mia persona a livello epidermico, già solo all’idea di entrare  in contatto con  il soggetto facente le funzioni di scrutatore. Ed invero, questa cellula impazzita della burocrazia italiana, in questa zona a sovranità limitata quale è la sezione n. 5 del Comune di San Gregorio di Catania, per secolare  tradizione,  rifiuta  immotivatamente di procedere alla mia personale identificazione mediante l’istintiva esibizione della patente di guida, umiliandomi e deridendomi alla presenza di terze persone, come se avessi tirato fuori la tessera scaduta del Blockbuster di Viale Mario Rapisardi.

Per questa via, di fronte ad una simile angheria logico–giuridica, complice soprattutto una mia discutibile conformazione caratteriale, mi vedo costretto a manifestare una disponibilità a piegarmi  in favore dell’altrui convincimento pressoché analoga a quella di un tubo del metano di fronte al calore emanato da un accendino marca ZIPPO, insistendo così con orgoglio nel premeditato proposito di non uscire dal  seggio elettorale fin  quando lo scrutatore medesimo non  avrà  acconsentito  alla mia incessante richiesta di identificarmi mediante la predetta patente di guida, a meno  di  ricevere una pugnalata a tradimento tra la quarta e la quinta vertebra.

Tutto questo, aggiungo, accade nonostante potrei sedare in via bonaria ogni possibile  fonte di attrito con il mio interlocutore, esibendo sia la carta di identità che il passaporto, tra l’altro recentemente rinnovati, documenti che deliberatamente, e  forse anche masochisticamente, porto con me e che potrei tirar fuori dal mio portafoglio a motti subbitanea, con la stessa arroganza, la stessa soddisfazione emotiva e lo stesso gesto atletico dell’Ispettore Callaghan quando estrae  la propria 44 Magnum di fronte ad uno stupratore del Bronx, tra la ventiduesima e la trentaquattresima strada.

Al contrario, non sono disposto ad arretrare minimamente neanche di fronte alla  ventilata possibilità di una transazione  in via extragiudiziale,  che preveda l’accompagnamento coattivo dei miei genitori legittimi, certamente non ostili a testimoniare, sotto la propria penale responsabilità, il giorno, l’anno, il mese e l’ora del mio concepimento, unitamente al numero di spermatozoi impiegati. Giunti  a questo punto,  inizio  a  sentire  il  fiato degli  elettori  in  coda dietro di me, i quali non sembrano gradire particolarmente il rallentamento da me provocato e lamentano di avere lasciato improvvidamente la macchina in seconda fila sotto la vigile custodia della suocera novantenne.

Così, dopo aver fisicamente respinto il tentativo incostituzionale di taluno di tenermi bloccato per le braccia e per i piedi al  fine di agevolare il Presidente del seggio, il quale ormai mi lascia intendere  che  vuol  tirare fuori  in via coatta dai miei pantaloni  la carta di identità o il passaporto di cui  sopra,  rimasto  immune  con  eroica  indifferenza  all’atteggiamento sarcastico tipicamente catanese di chi offre il proprio documento per le operazioni di riconoscimento della mia persona, per far valere le mie ragioni di cittadino mi vedo costretto ad affrontare solitario un pubblico dibattito circa l’equipollenza tra la carta  di  identità  e la patente di guida quali validi documenti di riconoscimento, dibattito certamente formativo sul piano umano poiché arricchito dalle argomentazioni più innovative, soprattutto de iure condendo, ivi compresa l’inevitabile distinzione, in verità puramente di scuola, tra la vecchia patente rilasciata dalla Prefettura e la nuova patente  c.d. “a bancomat” rilasciata dalla Motorizzazione; distinzione, invero, avente quale substrato argomentativo esclusivamente la convinzione  che  la Prefettura sia Autorità gerarchicamente inquadrabile nell’apparato burocratico dello Stato italiano, quando invece alla Motorizzazione vada riconosciuto e garantito il medesimo rispetto e la medesima dignità della Pro Loco di Piedimonte Etneo.

Tale dibattito può protrarsi anche per ore, alla presenza delle forze dell’ordine  che, nel frattempo accorse  per ristabilire e mantenere l’ordine pubblico, non sembrano aver del tutto chiara la risposta alla mia domanda se  la  patente  di  guida  valga  o meno  come  valido documento  di identificazione personale. Il loro democristiano rifiuto di prendere posizione sul punto provoca in me un risentimento muscolare all’altezza del  torace,  con  sospetto interessamento del miocardio, apparendomi assolutamente paradossale che, se io fossi fermato da quelle  stesse  forze dell’ordine un minuto dopo  che sono uscito dal quel seggio elettorale, ad esempio perché sono passato con il rosso, si verificherebbe una sequenza logica di questo tipo → ore 18.00, interno del seggio elettorale, le forze dell’ordine fanno gli indiani e non prendono posizione sulla questione se la patente di guida sia o meno un valido documento di riconoscimento → ore 18.01, semaforo nella strada antistante il medesimo seggio elettorale, passo col rosso e vengo fermato dalle stesse forze dell’ordine delle ore 18.00, subisco il seguente dialogo:

 

− LORO: «Buongiorno…Favorisca patente e libretto…».

− IO: «…Ecco qui…prego…».

− LORO: «Allora…Signor…Serpotta…Mattia…nato a Catania il 28 novembre 1978…residente in San Gregorio di Catania…in via L. da Vinci 12…lei è in contravvenzione perché è passato con il rosso…».

− IO: «Esatto…e qui vi volevo. Seguite il mio ragionamento perché è interessante. Un minuto fa, all’interno del seggio elettorale, voi siete rimasti indifferenti di fronte allo scrutatore che si rifiutava di riconoscermi mediante quella stessa precisa, identica, spiccicata, patente di guida, con la quale voi adesso, al contrario, mi state riconoscendo benissimo, quasi come se da piccoli avessimo giocato a pallone insieme ai Salesiani, tanto che ora, nel redigere il verbale di contravvenzione, non avete il ben che minimo dubbio di avere davanti Serpotta Mattia, nato a Catania il 28 novembre 1978 e residente in San Gregorio di Catania, in via L. da Vinci 12. Ebbene, rebus sic stantibus, seguendo il ragionamento fatto dallo scrutatore all’interno del seggio, e avallato dalla vostra indifferenza, poiché la persona indicata nella patente di guida che voi avete adesso nelle mani potrebbe essere chiunque, da questo momento in poi mi dichiaro vostro prigioniero politico e, fin quando non procederete ad una mia identificazione coatta mediante carta di identità, alla presenza dei miei avvocati, io mi rifiuterò di sottoscrivere il verbale che mi state testè consegnando brevi manu».

− LORO:  «Signor  Serpotta,  lei  è  in  stato  di  arresto  per  resistenza  a pubblico ufficiale».

 

Solo ed esclusivamente quando lo scrutatore è ad un passo dall’azionare contro di me il dispositivo anticacacazzi fornitogli dal Ministero degli Interni, di fatto avallando l’ormai prossima decisione del Presidente di sezione di ordinare l’espulsione coattiva della mia persona dal seggio elettorale; solo quando sono vicino al linciaggio e alla lapidazione pubblica, ebbene solo, ma solo in quell’istante, con un colpo di scena epocale, sono disposto a portare la mia mano all’interno della tasca dei pantaloni. In quel momento, mentre tutti immaginano già la mia resa senza condizioni, ad eccezione di qualche individuo figlio dell’apparato mediatico moderno, il quale è convinto di essere ad un passo dalla morte per mano dell’azione suicida di un terrorista appartenente ad una cellula eversiva di San Gregorio di Catania, comunque collegata ad Al Qaeda, disposto a far saltare in aria l’intero seggio per la causa indipendentista siciliana, in quel momento allora mi troverò costretto a tirare fuori dalla tasca dei miei pantaloni numero uno pagina dattiloscritta.

E così, prima puntando in faccia allo scrutatore il dito della mano destra, mutuando la postura dal candidato alla Regione Giuseppe Arena, in seguito alzando l’intera mano verso il cielo in posizione parallela al corpo, imitando il buon Franco Baresi quando chiamava il fuorigioco secondo gli schemi dell’indimenticabile Milan di Sacchi, lo Stato italiano mi avrà costretto a procedere alla lettura della seguente dichiarazione:

 

«Scrutatore medio italiano che sei solo un innocente prodotto surrogabile della burocrazia italiana, il destino beffardo di un sorteggio ha voluto opporti in data odierna alla mia persona. Hai dovuto aspettare questo momento per apprendere quanto, invece, avresti dovuto sapere per il ruolo istituzionale che ricopri e cioè che, l’art. 57 del “Testo unico delle leggi per l’elezione della Camera dei deputati” (DPR 30 marzo 1957, n. 361, e successive modificazioni), altresì richiamato dall’ art. 27 del “Testo unico delle leggi recanti norme per l’elezione del Senato della Repubblica” (D. Lgs. 20 dicembre 1993, n. 533), prevede espressamente che il riconoscimento degli elettori debba avvenire mediante esibizione della carta d’identità o di altro documento di identificazione.

Trova così applicazione l’art. 35, comma secondo, del DPR 445 del 2000, secondo il quale sono equipollenti alla carta di identità quali documenti di riconoscimento, “il passaporto, la patente di guida, la patente nautica, il libretto di pensione, il patentino di abilitazione alla conduzione di impianti termici, il porto d’armi, le tessere di riconoscimento, purché munite di fotografia e di timbro o di altra segnatura equivalente, rilasciate da un amministrazione dello Stato”.

Al  fine  di  umiliarti  oltremodo, per fugare eventuali  dubbi, aggiungo che una circolare del Ministero dell’Interno del 14/03/2000,  n. M/2413/8, ha chiarito in maniera inequivocabile che anche la nuova patente di guida plastificata, rilasciata dalla Motorizzazione, è documento idoneo alla identificazione personale.

Per le superiori ragioni, da questo momento in poi ti invito a non opporre più resistenza alcuna nei confronti della mia persona, ti diffido a procedere alla mia identificazione personale mediante la stessa patente di guida con cui ti avevo chiesto di identificarmi tre ore fa, ti intimo di consegnarmi con carattere di immediatezza le schede elettorali che mi spettano e la relativa matita e  ti avverto che, in caso contrario, ti deferirò alla competente Autorità Giudiziaria  per  omissione  di  atti d’ufficio,  ai  sensi  dell’art.  328 del  codice  penale.  Scrutatore  medio  italiano rimani in ogni caso un cretino».

 

Dopo  avere  assaporato  questa  prima,  per  quanto  faticosa, soddisfazione morale, dopo che lo scrutatore medio italiano, nel frattempo entrato  in depressione, avrà  finalmente deciso di consegnarmi  la matita di compensato  che  il  Ministero  degli Interni  fornisce al cittadino italiano, unitamente a due schede di un colore che non costituiscono un ottimo incentivo alle operazioni di voto (una gialla per il Senato della Repubblica italiana ed una rosa per la Camera dei Deputati della Repubblica Italiana), iniziando ad atteggiarmi all’interno del seggio con le movenze del Messia, lasciati alle spalle i miei primi proseliti, indosserò una tunica di fortuna e la fascia tricolore ed entrerò finalmente dentro la cabina elettorale, fatta con il materiale avanzato dalla produzione delle matite.

Dovrebbero iniziare così le mie dolorosissime operazioni di voto. All’interno della predetta cabina, lo Stato italiano mi vorrebbe costringere a srotolare schede dell’ampiezza di un coprimaterasso della Permaflex e a cercare di esprimere, anzitutto, una preferenza per il mio schieramento politico. E so già che mi partirà un embolo in diretta quando troverò raffigurati, in un quadro generale che non esito a definire di inquinamento visivo, accanto ai soliti PDL, PD, LA DESTRA, MPA, SINISTRA ARCOBALENO, LEGA NORD, UDC, FORZA NUOVA, i simboli delle seguenti  liste, con annesso  candidato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana (notizia verificabile nel sito del Ministero degli Interni, al seguente  link: www.interno.it/mininterno/site/it/sezioni/sala_stampa/speciali/Elezioni_2008):

 

  1. IL LOTO → candidato premier LUIGI FERRANTE
  2. PEPPE  40  GIUSTA  TARANTO  SUD  LIBERO →  GIUSEPPE QUARANTA
  3. LISTA DEI GRILLI PARLANTI → RENZO RABELLINO
  4. DIE FREIHEITLICHEN → PIUS LEITNER
  5. PER IL BENE COMUNE → STEFANO MONTANARI
  6. SARDIGNA NATZIONE → BUSTIANU CUMPOSTU
  7. PARTITO COMUNISTA MARX – LENIN → DOMENICO SAVIO
  8. ASS.  DIFESA  VITA  −  ABORTO?  NO  GRAZIE →  GIULIANO FERRARA.

 

Di fronte a questo ennesimo ostacolo psico-giuridico all’esercizio del diritto di voto, dopo avere elaborato il vuoto  incolmabile rappresentato dall’assenza tra le precedenti liste di uno dei 32 micropartitini nati dalle ceneri di quella Democrazia Cristiana che ha governato in modo culinario l’Italia nei primi cinquant’anni di storia repubblicana, il “Partito della Democrazia Cristiana” di Giuseppe Pizza, detto Pino, partito che, per intenderci, annovera un numero di elettori tale che il Congresso può tranquillamente celebrarsi all’interno di una cabina telefonica, ma che con un ricorso al Consiglio di Stato rischiava di far rinviare le elezioni del 13 e 14 aprile, così provocando una generale presa per il culo globalizzabile fino allo Zimbabwe meridionale, ecco che  io vorrei provare a scrivere il nome del  candidato accuratamente prescelto per rappresentare  la mia ideologia politica. Invece, con inaspettata sorpresa, sono costretto a rilevare che le schede elettorali consegnatemi dopo tanta agognata fatica non prevedono spazio alcuno per scrivere, in omaggio alle basilari regole delle democrazie liberali, alcuna preferenza nominativa.

Proverò a girare e rigirare come un calzino questi due lenzuoli, ma siccome ho una visione pessimistica della realtà sarò temporaneamente convinto di essere stato vittima di un errore di stampa delle schede elettorali. Così uscirò per la prima volta dalla cabina elettorale ed incontrerò nuovamente lo sguardo, ormai timoroso, del Presidente di sezione, il quale pur di evitare un nuovo pubblico contenzioso con il sottoscritto sarebbe pronto a ballare il tip tap sopra l’urna elettorale:

 

- IO: «Presidente…temo che ci sia stato un errore. Mi avete consegnato due schede stampate male…Manca, infatti, lo spazio per scrivere il nome del politico che voglio votare».

- PRESIDENTE: «Eccellenza…si…insomma…come dire…non è colpa nostra…ma…diciamo che l’attuale legge elettorale…insomma si…beh…l’attuale legge elettorale non consente di votare una persona, ma…insomma si solo unicamente il partito…Ma se  lei vuole…».

- IO: «Non ho capito, scusi…abbia pazienza. Lei mi sta dicendo che io non posso votare la persona, ma solo il partito?».

- PRESIDENTE:  «Esattamente…si…ma  è  un  disguido…se  lei vuole…non si arrabbi…per lei faremo un eccezione…».

- IO: «Scusi, ma se io voto un partito…allora chi le sceglie le persone che siederanno in Parlamento?».

- PRESIDENTE: «E’ sempre lei ma…in maniera…diciamo così…un attimino indiretta…ecco…In altre parole…lei vota una lista…poi in base al numero di voti che la lista riceve su scala nazionale (per la Camera) o regionale (per il Senato), alla stessa scatteranno un certo numero di seggi…Ebbene…se lei va fuori…vedrà appese al muro tutte le liste e si accorgerà che…ciascuna lista è composta da un certo numero di candidati…secondo un certo ordine deciso dai partiti…In definitiva, se al partito X nella circoscrizione Y vengono assegnati 10 seggi, saranno eletti i primi 10 della lista…Non si dimentichi poi che è previsto un premio di maggioranza in favore della lista o delle liste, se apparentate, che ottengono un solo voto in più delle altre…».

- IO: «Ho capito tutto…lei è stato chiarissimo…Comunque…non c’è bisogno che sta in ginocchio quando mi parla… si alzi pure…».

 

A quel punto, trascorse già quattro ore dal mio originario ingresso nel seggio, mi chiuderò nuovamente nella solitudine della cabina elettorale, che nel frattempo avrò fatto recintare col nastro di CSI per impedire che qualcuno possa disturbare le mie operazioni di voto e, appoggiata la mia mano destra sulla parete di fronte, nella stessa posizione e con la speranza della stessa sensazione di serenità ripetutamente provata quando sono dedito a svuotare il mio apparato urinario, inizierò a perdermi  in una fin troppo elementare riflessione sui massimi sistemi.

La vigente legge elettorale, legge che definire elettorale è un ambizioso giro di parole e che per il sofisticato meccanismo con il quale consente di entrare per via rettale nel nostro corpo andrebbe ribattezzata SIFFIDRELLUM, presenta un tasso di democraticità molto inferiore a quella dei Paesi dell’ex blocco sovietico, dove almeno l’elezione plebiscitaria dei dirigenti del Partito Comunista avveniva pur sempre per mano dei cittadini, ai quali non veniva tolta la soddisfazione morale di scrivere materialmente sulla scheda, con la propria mano, il nome del candidato che il Partito di Governo aveva loro dettato sotto la minaccia di ritorsione e/o morte.

Non  va  taciuto,  tuttavia,  che  il  SIFFIDRELLUM,  pur  riproducendo spudoratamente il testo delle leggi elettorali medioevali, dove l’accesso alle cariche pubbliche avveniva per via ereditaria e/o per appartenenza di casta, con nomina diretta del feudatario che selezionava gli aspiranti tra vassalli, valvassini e valvassori  (tutti  termini ancora attuali oggi, come dimostra  il fatto  che  in questo  momento  il  correttore  ortografico  di WORD  non  li riconosce  quali  errori), ha il merito di essere comunque più democratica della legge elettorale attualmente vigente in Iraq, dove il Parlamento nazionale è eletto direttamente negli Stati Uniti d’America.

Il  SIFFIDRELLUM, in ogni caso, ha il pregio di distinguersi nel mondo intero per aver trasformato l’Assemblea Rappresentativa del Popolo italiano in un luogo privato il cui accesso è regolato, né più né meno, da una procedura analoga a quella adottata dalla nota discoteca catanese “I quattro venti”. Cosa pensare, infatti, di un luogo in cui si può entrare solo se  si è messi in lista dai più noti PR italiani (SILVIO BERLUSCONI, WALTER VELTRONI, PIERFERDINANDO CASINI, con qualche pass omaggio per RAFFAELE LOMBARDO, FAUSTO BERTINOTTI  e UMBERTO BOSSI), senza che a ciascun cittadino, che paradossalmente rappresenta uno dei 56 milioni di proprietari della discoteca (per intenderci 1/56milionesimo di MARCO ALLIA o  di PAOLINO CARUSO), sia riconosciuto  alcun  potere  e/o  voce  in  capitolo  in ordine  alla  selezione all’entrata, così subendo interamente le scelte a monte effettuate dai MANLI MESSINI, MARCHI BIONDI, GAETANI  BIANCHI, FABI CUCUZZI, ALESSANDRI SCARDILLI della politica italiana?

A questo punto, se la logica non mi mangia il fegato, sono già in grado di fare due calcoli. Ciascun partito può prevedere orientativamente il numero minimo di voti che prenderà alla Camera ed al Senato e, quindi, il numero minimo di seggi che gli scatteranno in modo sicuro: questo significa che i soggetti collocati dalle segreterie politiche, senza conoscere la mia opinione, nelle posizioni corrispondenti al numero di “seggi certi”, sono già eletti prima delle elezioni del 13 e del 14 aprile 2008. E dal momento che, complessivamente, i “seggi sicuri” rappresentano, tutti insieme appassionatamente, la quasi totalità di quelli non assegnati in via residuale con il sistema del “premo di maggioranza”, il 13 e il 14 aprile, con tutto quello che io ho da fare, mi vedo convocato nella sezione n. 5 di San Gregorio per votare persone già elette.

Ma l’elezione per eleggere persone già elette è un concetto che rompe troppo con gli schemi tradizionali della filosofia aristotelica e, pur rasentando livelli massimi di genialità, risponde ad una logica pressoché analoga a quella di chi indossa il preservativo dopo aver raggiunto, non l’erezione, ma l’eiaculazione. Piuttosto che costringere il cittadino italiano ad apporre sulla scheda elettorale un segno che ha tutto il sapore romantico di un VISTO per presa visione, si è rinunciato troppo frettolosamente ad un metodo  di  pari  democraticità, ma molto meno  oneroso per le casse dello Stato, specie in un periodo in cui il prezzo di un barile di petrolio si approssima a quello della XBOX 360[1]: l’elezione mediante presentazione, a cura dei Parlamentari designati, di una autocertificazione da notificare con raccomandata con A/R alla Prefettura. Ecco il modello:

 

Ai sig. cittadini italiani

Il sottoscritto…, nato a…, residente a…, vigente l’attuale legge elettorale, vista la candidatura offerta dal proprio partito politico, attesi i precedenti penali di cui all’allegato casellario giudiziale, dichiara sotto la propria, già ampiamente compromessa, responsabilità, di essere stato eletto quale vostro rappresentante al Parlamento italiano, esonerandovi sin da adesso dall’onere di andarlo a votare giorno 13 e 14 Aprile 2008. Eventualmente, se fa una bella giornata, andatevene a mare.

Ringrazia sentitamente (segue data, luogo, firma o croce in caso di analfabeti)

 

Di fronte a queste prospettive, nonostante un brivido gelido risalga la mia schiena, investendo la tiroide, sino a raggiungere ogni singolo neurone del mio impianto cerebrale, confido ancora di poter essere fulminato come i Blues Brothers da un raggio di luce improvviso e di poter trovare un motivo valido, che non sia una mia disfunzione di natura psichiatrica, per presenziare ugualmente nella sezione n. 5 di San Gregorio, giorno 13 aprile 2008.

A non voler essere pignoli, ho pensato, almeno dal punto di vista formale, il  mio voto, soprattutto ai fini dell’assegnazione del premio di maggioranza, contribuisce a determinare il partito che dovrà governare il Paese, seppur con lo stesso nesso di causalità tra l’ipotetico omicidio  del Presidente  di  Seggio  a  mano  dello  scrivente  e  il  concepimento  del sottoscritto ad opera dei suoi genitori.

Così ho provato a chiedermi se è possibile fare una scelta di campo, votando in blocco una lista e tutti i suoi candidati, dal  primo all’ultimo, turandomi il naso, le orecchie, la bocca e il deretano. Ma le mie conclusioni non sono state incoraggianti in questa direzione:

INVOTABILITA’ PD → Perché insistono nella convinzione di essere la novità della scena politica italiana, nonostante sia sotto gli occhi di tutti che si sono  limitati a cambiare nome ad un partito al cui interno si trovano le stesse persone, verosimilmente con le stesse idee, di quando il PD si chiamava con un nome diverso, così adottando la stessa logica imprenditoriale della FIAT, la quale da anni mette in commercio nuove utilitarie, quali la NUOVA PANDA, la NUOVA PUNTO, la NUOVA 500, pur non rinunciando a collocare nel cofano delle stesse autovetture il motore di quella mitica FIAT UNO, progettato e assemblato nel lontano‘87.

INVOTABILITA’ PDL → Perché la storia ci insegna che chi promette di costruire case della libertà, abitate da popoli un pò polli delle libertà e governate dal partito dei muratori delle libertà, in verità chiama libertà un prodotto da tempo immemore in commercio, ai più noto come vasellina. Aggiungo che, da un partito che ha il merito storico di avere partorito ed approvato l’attuale legge elettorale, la quale si pone eroicamente in contrasto con un quantitativo di norme della Costituzione talmente imbarazzante, da poter essere tranquillamente considerata incostituzionale sulla fiducia, senza neanche attendere una pronuncia della Corte Costituzionale, non può che trasparire un’immagine del concetto di libertà davvero poco incoraggiante per il cittadino.

E se mai avessi un dubbio, mi basterà pensare che un ipotetico voto al PDL, grazie ad una legge elettorale del PDL, è contro la mia volontà distribuito, tra gli altri, a personaggi di questo calibro: SCAPAGNINI UMBERTO, SCHIFANI RENATO, FIRRARELLO GIUSEPPE detto FIRRARELLO PINO, STRANO ANTONINO, DRAGO FILIPPO.

INVOTABILITA’ UDC → Perché qui il voto andrebbe, contro la mia volontà, anche in favore del candidato alla Camera, Circoscrizione Sicilia Orientale, posizione n. 7, FAUSTO FAGONE, il quale ha tappezzato la mia città natale con manifesti recanti uno slogan che evidenzia un uso spregiudicato, non solo della propria faccia, ma anche della lingua italiana (“Io sono, perché noi siamo”) che, pur palesando una corretta capacità nel declinare il tempo presente del verbo essere, il che oggigiorno rappresenta già qualcosa, lascia troppo spazio alla fantasia in ordine all’aggettivo, debitamente e colpevolmente omesso, che andrà a seguire il predetto verbo.

Per coerenza, inoltre, non potrei non rilevare che l’UDC candida candidamente, nella posizione n. 1 del Senato, tale CUFFARO SALVATORE, detto TOTO’ CUFFARO, da Raffadali, evidentemente nel segno dei valori cristiani del perdono e della famiglia, salvo a questo punto a vedere di quale famiglia, atteso che lo stesso è stato condannato da un Tribunale della Repubblica regolarmente costituito per aver favorito singoli mafiosi, e non ladri di mandarini, condanna che non lo induceva a dimettersi dalla Presidenza della Regione Siciliana, se non quando, per un eccesso di permalosità, affogava nelle accuse rivoltegli anche dai panini con la meusa della Vucciria, dopo essersi fatto immortalare in una foto con un vassoio di cannoli alla ricotta in mano, vassoio presuntivamente destinato a festeggiare, con un pregiatissimo sofisma giuridico, la mancata condanna dello  stesso per  il delitto di favoreggiamento alla mafia, questa volta intesa nel  suo complesso globale dal  primo all’ultimo mafioso, il bandito Salvatore Giuliano compreso, foto che nel frattempo faceva il giro del mondo in 1 minuto e 43 secondi, battendo il record di 80 giorni di cui all’omonimo romanzo di Jules Verne: complessivamente non contribuendo a migliorare l’immagine dell’Italia all’estero, immagine ancora ancorata al trinomio spaghetti, mafia e mandolino.

INVOTABILITA’ MPA → Perché che il Braveheart di Canalicchio, il Mel Gibson di via Nuovaluce, abbia scoperto l’esigenza di  tutelare le “ragioni di un popolo” e di mettersi in movimento per l’Autonomia (senza che nessuno gli abbia mai potuto chiedere: scusi, ma Autonomia da chi?) della Regione Sicilia − costruendo ogni sua frase attorno tre concetti di significato difficilmente verificabile (fiscalità di vantaggio, Ponte sullo Stretto, Sviluppo del Mezzogiorno), per genericità seconde solo ad amore, verità e giustizia, omettendo di  spiegare  in quale parte del suo cervello si trovava celato questo brillante progetto politico, quando  tra gli anni  ’80 e ’90, rivestiva diverse cariche politiche (consigliere, assessore al Comune di Catania, deputato alla Regione Sicilia, in seguito Assessore Regionale agli Enti Locali) nelle fila di quella Democrazia Cristiana a cui le ragioni di un popolo e l’Autonomia della Regione siciliana sembrava poi non interessare più  di  tanto − ci crede solo la sabbia di San Giovanni Li Cuti, che, tra l’altro, mi risulta provenire da una discarica abusiva.

 

Ebbene, risulterà abbastanza chiaro a questo punto che mi vedo definitivamente impossibilitato dallo Stato italiano a votare il mio rappresentante politico, se non dopo aver concorso a votarne altri 20 che potrebbero sfuggire ai miei personali indici di gradimento. E poiché sono consapevole della probabilità, vicino alla certezza, che lasciando la scheda bianca essa sarà riempita a proprio piacimento durante le operazioni di scrutinio, non mi rimane che considerare l’ipotesi disperata di manifestare dissenso e disprezzo verso le leggi e le Autorità costituite tutte, disegnando sulla scheda una bella, e giammai banale, minchia.

Trasferisco così tutta la mia rabbia sulla realizzazione del predetto graffito, caricandolo di un significato che  va  ben  oltre  il mero dato grafico ed avendo  cura di attenermi alle direttive comunitarie in materia, le quali prescrivono che il fallo vada a ricoprire l’intera superficie della scheda elettorale, concentrando l’elemento apicale del predetto corpo cavernoso, meglio noto come glande, come vuole la costante giurisprudenza, all’interno del simbolo del partito meno rappresentativo. Essendo un esteta non ometterei, infine, di curare il particolare dello spacco all’interno del predetto  glande,  c.d.  condotto della  uretra,  facilmente realizzabile con una t capovolta dalla quale fare idealmente uscire il liquido seminale.

In  alternativa, o in aggiunta, alla predetta minchia, nella segretezza dell’urna, lo scrivente potrebbe altruisticamente pensare di allietare le future operazioni di scrutino, nonostante gli iniziali dissapori con i membri del seggio, lasciando nella scheda gli insulti più ingiuriosi verso i politici, curando di non omettere la dicitura manciatari, la quale contemporaneamente chiude e illustra il senso dell’intero progetto offensivo.

Infine, se proprio non volessi ricorrere a nessuna delle predette soluzioni, ciascuna delle quali è sintomo della deriva della democrazia italiana, non rimarrebbe che  astenermi. Ma questa opzione non è riconosciuta dal mio cervello, a questo punto visibilmente impantanato, il quale non è programmato per risolvere un simile gioco dell’assurdo: come posso astenermi dal votare, se l’attuale sistema elettorale non mi riconosce il diritto di votare?

Per  tutti  questi motivi,  Ecc. me Autorità dello Stato  italiano, il 13 aprile 2008, alle ore 17.00, mi presenterò presso la sezione n. 5 del Comune di San Gregorio, per cercare di  spiegare al Presidente del seggio che non posso né votare, né astenermi. E solo quando il segretario avrà verbalizzato tutto il ragionamento fin qui dattiloscritto, farò ritorno a casa mia o troverò alloggio nel carcere di Piazza Lanza.

Catania, 12 aprile 2008, ore 4.31 a.m (sono evidentemente stressato)


[1] Approfitto dell’occasione per dire la mia sulla questione ALITALIA. I francesi, è fatto notorio, sono un popolo che raramente riesce ad attirare su di sè sentimenti di simpatia. Per queste ragioni, mi chiedo come sia possibile che, dopo essersi fottuti, in ordine rigorosamente cronologico, la Gioconda, Monica Bellocci, l’Europeo 2002, Carla Bruni, per una volta che l’Italia è li lì per  fare la rottura alla Francia, Berlusconi si opponga alla vendita ad AIRFRANCE.

Categories: ITALIANI BRAVA GENTE
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