
Al Presidente della Repubblica
Al Presidente del Senato
Al Presidente della Camera dei Deputati
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Presidente della Corte Costituzionale
Al Presidente della Corte di Cassazione
Al Presidente della Corte d’Appello di Catania
Al Prefetto di Catania
Al Procuratore della Repubblica di Catania
Al Sindaco di San Gregorio di Catania
Al Comandante Stazione C.C. di San Gregorio di Catania
Ecc. me Autorità dello Stato italiano, il sottoscritto Mattia Serpotta, nato a Catania il 28.11.1978, residente in San Gregorio di Catania, in via L. da Vinci n. 12
COMUNICA
che, in data 13 aprile 2008, alle ore 17 in punto, con un margine di cinque ore dalla chiusura delle operazioni di voto, si presenterà spontaneamente presso la sezione n. 5 del Comune di San Gregorio, nelle cui liste elettorali risulta ancora regolarmente iscritto. Per le determinazioni che le S.V. intendono adottare, tuttavia, precisa che lo scrivente interverrà vestito con una tuta ignifuga, con una fiamma ossidrica nella mano destra ed un estintore nella mano sinistra e che, per le ragioni che di seguito verranno analiticamente illustrate, non è ancora in grado di prevedere gli usi che il corso naturale degli eventi potrà indurlo a fare degli stessi. Detto questo, ha da aggiungere due parole.
In un Paese a democrazia limitabile e limitata come l’Italia, dopo soli due anni dal rinnovo del precedente Parlamento nazionale, mi trovo costretto ancora una volta a presenziare fisicamente e psicologicamente all’interno di un seggio elettorale, evento che disturba non poco la mia persona a livello epidermico, già solo all’idea di entrare in contatto con il soggetto facente le funzioni di scrutatore. Ed invero, questa cellula impazzita della burocrazia italiana, in questa zona a sovranità limitata quale è la sezione n. 5 del Comune di San Gregorio di Catania, per secolare tradizione, rifiuta immotivatamente di procedere alla mia personale identificazione mediante l’istintiva esibizione della patente di guida, umiliandomi e deridendomi alla presenza di terze persone, come se avessi tirato fuori la tessera scaduta del Blockbuster di Viale Mario Rapisardi.
Per questa via, di fronte ad una simile angheria logico–giuridica, complice soprattutto una mia discutibile conformazione caratteriale, mi vedo costretto a manifestare una disponibilità a piegarmi in favore dell’altrui convincimento pressoché analoga a quella di un tubo del metano di fronte al calore emanato da un accendino marca ZIPPO, insistendo così con orgoglio nel premeditato proposito di non uscire dal seggio elettorale fin quando lo scrutatore medesimo non avrà acconsentito alla mia incessante richiesta di identificarmi mediante la predetta patente di guida, a meno di ricevere una pugnalata a tradimento tra la quarta e la quinta vertebra.
Tutto questo, aggiungo, accade nonostante potrei sedare in via bonaria ogni possibile fonte di attrito con il mio interlocutore, esibendo sia la carta di identità che il passaporto, tra l’altro recentemente rinnovati, documenti che deliberatamente, e forse anche masochisticamente, porto con me e che potrei tirar fuori dal mio portafoglio a motti subbitanea, con la stessa arroganza, la stessa soddisfazione emotiva e lo stesso gesto atletico dell’Ispettore Callaghan quando estrae la propria 44 Magnum di fronte ad uno stupratore del Bronx, tra la ventiduesima e la trentaquattresima strada.
Al contrario, non sono disposto ad arretrare minimamente neanche di fronte alla ventilata possibilità di una transazione in via extragiudiziale, che preveda l’accompagnamento coattivo dei miei genitori legittimi, certamente non ostili a testimoniare, sotto la propria penale responsabilità, il giorno, l’anno, il mese e l’ora del mio concepimento, unitamente al numero di spermatozoi impiegati. Giunti a questo punto, inizio a sentire il fiato degli elettori in coda dietro di me, i quali non sembrano gradire particolarmente il rallentamento da me provocato e lamentano di avere lasciato improvvidamente la macchina in seconda fila sotto la vigile custodia della suocera novantenne.
Così, dopo aver fisicamente respinto il tentativo incostituzionale di taluno di tenermi bloccato per le braccia e per i piedi al fine di agevolare il Presidente del seggio, il quale ormai mi lascia intendere che vuol tirare fuori in via coatta dai miei pantaloni la carta di identità o il passaporto di cui sopra, rimasto immune con eroica indifferenza all’atteggiamento sarcastico tipicamente catanese di chi offre il proprio documento per le operazioni di riconoscimento della mia persona, per far valere le mie ragioni di cittadino mi vedo costretto ad affrontare solitario un pubblico dibattito circa l’equipollenza tra la carta di identità e la patente di guida quali validi documenti di riconoscimento, dibattito certamente formativo sul piano umano poiché arricchito dalle argomentazioni più innovative, soprattutto de iure condendo, ivi compresa l’inevitabile distinzione, in verità puramente di scuola, tra la vecchia patente rilasciata dalla Prefettura e la nuova patente c.d. “a bancomat” rilasciata dalla Motorizzazione; distinzione, invero, avente quale substrato argomentativo esclusivamente la convinzione che la Prefettura sia Autorità gerarchicamente inquadrabile nell’apparato burocratico dello Stato italiano, quando invece alla Motorizzazione vada riconosciuto e garantito il medesimo rispetto e la medesima dignità della Pro Loco di Piedimonte Etneo.
Tale dibattito può protrarsi anche per ore, alla presenza delle forze dell’ordine che, nel frattempo accorse per ristabilire e mantenere l’ordine pubblico, non sembrano aver del tutto chiara la risposta alla mia domanda se la patente di guida valga o meno come valido documento di identificazione personale. Il loro democristiano rifiuto di prendere posizione sul punto provoca in me un risentimento muscolare all’altezza del torace, con sospetto interessamento del miocardio, apparendomi assolutamente paradossale che, se io fossi fermato da quelle stesse forze dell’ordine un minuto dopo che sono uscito dal quel seggio elettorale, ad esempio perché sono passato con il rosso, si verificherebbe una sequenza logica di questo tipo → ore 18.00, interno del seggio elettorale, le forze dell’ordine fanno gli indiani e non prendono posizione sulla questione se la patente di guida sia o meno un valido documento di riconoscimento → ore 18.01, semaforo nella strada antistante il medesimo seggio elettorale, passo col rosso e vengo fermato dalle stesse forze dell’ordine delle ore 18.00, subisco il seguente dialogo:
− LORO: «Buongiorno…Favorisca patente e libretto…».
− IO: «…Ecco qui…prego…».
− LORO: «Allora…Signor…Serpotta…Mattia…nato a Catania il 28 novembre 1978…residente in San Gregorio di Catania…in via L. da Vinci 12…lei è in contravvenzione perché è passato con il rosso…».
− IO: «Esatto…e qui vi volevo. Seguite il mio ragionamento perché è interessante. Un minuto fa, all’interno del seggio elettorale, voi siete rimasti indifferenti di fronte allo scrutatore che si rifiutava di riconoscermi mediante quella stessa precisa, identica, spiccicata, patente di guida, con la quale voi adesso, al contrario, mi state riconoscendo benissimo, quasi come se da piccoli avessimo giocato a pallone insieme ai Salesiani, tanto che ora, nel redigere il verbale di contravvenzione, non avete il ben che minimo dubbio di avere davanti Serpotta Mattia, nato a Catania il 28 novembre 1978 e residente in San Gregorio di Catania, in via L. da Vinci 12. Ebbene, rebus sic stantibus, seguendo il ragionamento fatto dallo scrutatore all’interno del seggio, e avallato dalla vostra indifferenza, poiché la persona indicata nella patente di guida che voi avete adesso nelle mani potrebbe essere chiunque, da questo momento in poi mi dichiaro vostro prigioniero politico e, fin quando non procederete ad una mia identificazione coatta mediante carta di identità, alla presenza dei miei avvocati, io mi rifiuterò di sottoscrivere il verbale che mi state testè consegnando brevi manu».
− LORO: «Signor Serpotta, lei è in stato di arresto per resistenza a pubblico ufficiale».
Solo ed esclusivamente quando lo scrutatore è ad un passo dall’azionare contro di me il dispositivo anticacacazzi fornitogli dal Ministero degli Interni, di fatto avallando l’ormai prossima decisione del Presidente di sezione di ordinare l’espulsione coattiva della mia persona dal seggio elettorale; solo quando sono vicino al linciaggio e alla lapidazione pubblica, ebbene solo, ma solo in quell’istante, con un colpo di scena epocale, sono disposto a portare la mia mano all’interno della tasca dei pantaloni. In quel momento, mentre tutti immaginano già la mia resa senza condizioni, ad eccezione di qualche individuo figlio dell’apparato mediatico moderno, il quale è convinto di essere ad un passo dalla morte per mano dell’azione suicida di un terrorista appartenente ad una cellula eversiva di San Gregorio di Catania, comunque collegata ad Al Qaeda, disposto a far saltare in aria l’intero seggio per la causa indipendentista siciliana, in quel momento allora mi troverò costretto a tirare fuori dalla tasca dei miei pantaloni numero uno pagina dattiloscritta.
E così, prima puntando in faccia allo scrutatore il dito della mano destra, mutuando la postura dal candidato alla Regione Giuseppe Arena, in seguito alzando l’intera mano verso il cielo in posizione parallela al corpo, imitando il buon Franco Baresi quando chiamava il fuorigioco secondo gli schemi dell’indimenticabile Milan di Sacchi, lo Stato italiano mi avrà costretto a procedere alla lettura della seguente dichiarazione:
«Scrutatore medio italiano che sei solo un innocente prodotto surrogabile della burocrazia italiana, il destino beffardo di un sorteggio ha voluto opporti in data odierna alla mia persona. Hai dovuto aspettare questo momento per apprendere quanto, invece, avresti dovuto sapere per il ruolo istituzionale che ricopri e cioè che, l’art. 57 del “Testo unico delle leggi per l’elezione della Camera dei deputati” (DPR 30 marzo 1957, n. 361, e successive modificazioni), altresì richiamato dall’ art. 27 del “Testo unico delle leggi recanti norme per l’elezione del Senato della Repubblica” (D. Lgs. 20 dicembre 1993, n. 533), prevede espressamente che il riconoscimento degli elettori debba avvenire mediante esibizione della carta d’identità o di altro documento di identificazione.
Trova così applicazione l’art. 35, comma secondo, del DPR 445 del 2000, secondo il quale sono equipollenti alla carta di identità quali documenti di riconoscimento, “il passaporto, la patente di guida, la patente nautica, il libretto di pensione, il patentino di abilitazione alla conduzione di impianti termici, il porto d’armi, le tessere di riconoscimento, purché munite di fotografia e di timbro o di altra segnatura equivalente, rilasciate da un amministrazione dello Stato”.
Al fine di umiliarti oltremodo, per fugare eventuali dubbi, aggiungo che una circolare del Ministero dell’Interno del 14/03/2000, n. M/2413/8, ha chiarito in maniera inequivocabile che anche la nuova patente di guida plastificata, rilasciata dalla Motorizzazione, è documento idoneo alla identificazione personale.
Per le superiori ragioni, da questo momento in poi ti invito a non opporre più resistenza alcuna nei confronti della mia persona, ti diffido a procedere alla mia identificazione personale mediante la stessa patente di guida con cui ti avevo chiesto di identificarmi tre ore fa, ti intimo di consegnarmi con carattere di immediatezza le schede elettorali che mi spettano e la relativa matita e ti avverto che, in caso contrario, ti deferirò alla competente Autorità Giudiziaria per omissione di atti d’ufficio, ai sensi dell’art. 328 del codice penale. Scrutatore medio italiano rimani in ogni caso un cretino».
Dopo avere assaporato questa prima, per quanto faticosa, soddisfazione morale, dopo che lo scrutatore medio italiano, nel frattempo entrato in depressione, avrà finalmente deciso di consegnarmi la matita di compensato che il Ministero degli Interni fornisce al cittadino italiano, unitamente a due schede di un colore che non costituiscono un ottimo incentivo alle operazioni di voto (una gialla per il Senato della Repubblica italiana ed una rosa per la Camera dei Deputati della Repubblica Italiana), iniziando ad atteggiarmi all’interno del seggio con le movenze del Messia, lasciati alle spalle i miei primi proseliti, indosserò una tunica di fortuna e la fascia tricolore ed entrerò finalmente dentro la cabina elettorale, fatta con il materiale avanzato dalla produzione delle matite.
Dovrebbero iniziare così le mie dolorosissime operazioni di voto. All’interno della predetta cabina, lo Stato italiano mi vorrebbe costringere a srotolare schede dell’ampiezza di un coprimaterasso della Permaflex e a cercare di esprimere, anzitutto, una preferenza per il mio schieramento politico. E so già che mi partirà un embolo in diretta quando troverò raffigurati, in un quadro generale che non esito a definire di inquinamento visivo, accanto ai soliti PDL, PD, LA DESTRA, MPA, SINISTRA ARCOBALENO, LEGA NORD, UDC, FORZA NUOVA, i simboli delle seguenti liste, con annesso candidato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana (notizia verificabile nel sito del Ministero degli Interni, al seguente link: www.interno.it/mininterno/site/it/sezioni/sala_stampa/speciali/Elezioni_2008):
- IL LOTO → candidato premier LUIGI FERRANTE
- PEPPE 40 GIUSTA TARANTO SUD LIBERO → GIUSEPPE QUARANTA
- LISTA DEI GRILLI PARLANTI → RENZO RABELLINO
- DIE FREIHEITLICHEN → PIUS LEITNER
- PER IL BENE COMUNE → STEFANO MONTANARI
- SARDIGNA NATZIONE → BUSTIANU CUMPOSTU
- PARTITO COMUNISTA MARX – LENIN → DOMENICO SAVIO
- ASS. DIFESA VITA − ABORTO? NO GRAZIE → GIULIANO FERRARA.
Di fronte a questo ennesimo ostacolo psico-giuridico all’esercizio del diritto di voto, dopo avere elaborato il vuoto incolmabile rappresentato dall’assenza tra le precedenti liste di uno dei 32 micropartitini nati dalle ceneri di quella Democrazia Cristiana che ha governato in modo culinario l’Italia nei primi cinquant’anni di storia repubblicana, il “Partito della Democrazia Cristiana” di Giuseppe Pizza, detto Pino, partito che, per intenderci, annovera un numero di elettori tale che il Congresso può tranquillamente celebrarsi all’interno di una cabina telefonica, ma che con un ricorso al Consiglio di Stato rischiava di far rinviare le elezioni del 13 e 14 aprile, così provocando una generale presa per il culo globalizzabile fino allo Zimbabwe meridionale, ecco che io vorrei provare a scrivere il nome del candidato accuratamente prescelto per rappresentare la mia ideologia politica. Invece, con inaspettata sorpresa, sono costretto a rilevare che le schede elettorali consegnatemi dopo tanta agognata fatica non prevedono spazio alcuno per scrivere, in omaggio alle basilari regole delle democrazie liberali, alcuna preferenza nominativa.
Proverò a girare e rigirare come un calzino questi due lenzuoli, ma siccome ho una visione pessimistica della realtà sarò temporaneamente convinto di essere stato vittima di un errore di stampa delle schede elettorali. Così uscirò per la prima volta dalla cabina elettorale ed incontrerò nuovamente lo sguardo, ormai timoroso, del Presidente di sezione, il quale pur di evitare un nuovo pubblico contenzioso con il sottoscritto sarebbe pronto a ballare il tip tap sopra l’urna elettorale:
- IO: «Presidente…temo che ci sia stato un errore. Mi avete consegnato due schede stampate male…Manca, infatti, lo spazio per scrivere il nome del politico che voglio votare».
- PRESIDENTE: «Eccellenza…si…insomma…come dire…non è colpa nostra…ma…diciamo che l’attuale legge elettorale…insomma si…beh…l’attuale legge elettorale non consente di votare una persona, ma…insomma si solo unicamente il partito…Ma se lei vuole…».
- IO: «Non ho capito, scusi…abbia pazienza. Lei mi sta dicendo che io non posso votare la persona, ma solo il partito?».
- PRESIDENTE: «Esattamente…si…ma è un disguido…se lei vuole…non si arrabbi…per lei faremo un eccezione…».
- IO: «Scusi, ma se io voto un partito…allora chi le sceglie le persone che siederanno in Parlamento?».
- PRESIDENTE: «E’ sempre lei ma…in maniera…diciamo così…un attimino indiretta…ecco…In altre parole…lei vota una lista…poi in base al numero di voti che la lista riceve su scala nazionale (per la Camera) o regionale (per il Senato), alla stessa scatteranno un certo numero di seggi…Ebbene…se lei va fuori…vedrà appese al muro tutte le liste e si accorgerà che…ciascuna lista è composta da un certo numero di candidati…secondo un certo ordine deciso dai partiti…In definitiva, se al partito X nella circoscrizione Y vengono assegnati 10 seggi, saranno eletti i primi 10 della lista…Non si dimentichi poi che è previsto un premio di maggioranza in favore della lista o delle liste, se apparentate, che ottengono un solo voto in più delle altre…».
- IO: «Ho capito tutto…lei è stato chiarissimo…Comunque…non c’è bisogno che sta in ginocchio quando mi parla… si alzi pure…».
A quel punto, trascorse già quattro ore dal mio originario ingresso nel seggio, mi chiuderò nuovamente nella solitudine della cabina elettorale, che nel frattempo avrò fatto recintare col nastro di CSI per impedire che qualcuno possa disturbare le mie operazioni di voto e, appoggiata la mia mano destra sulla parete di fronte, nella stessa posizione e con la speranza della stessa sensazione di serenità ripetutamente provata quando sono dedito a svuotare il mio apparato urinario, inizierò a perdermi in una fin troppo elementare riflessione sui massimi sistemi.
La vigente legge elettorale, legge che definire elettorale è un ambizioso giro di parole e che per il sofisticato meccanismo con il quale consente di entrare per via rettale nel nostro corpo andrebbe ribattezzata SIFFIDRELLUM, presenta un tasso di democraticità molto inferiore a quella dei Paesi dell’ex blocco sovietico, dove almeno l’elezione plebiscitaria dei dirigenti del Partito Comunista avveniva pur sempre per mano dei cittadini, ai quali non veniva tolta la soddisfazione morale di scrivere materialmente sulla scheda, con la propria mano, il nome del candidato che il Partito di Governo aveva loro dettato sotto la minaccia di ritorsione e/o morte.
Non va taciuto, tuttavia, che il SIFFIDRELLUM, pur riproducendo spudoratamente il testo delle leggi elettorali medioevali, dove l’accesso alle cariche pubbliche avveniva per via ereditaria e/o per appartenenza di casta, con nomina diretta del feudatario che selezionava gli aspiranti tra vassalli, valvassini e valvassori (tutti termini ancora attuali oggi, come dimostra il fatto che in questo momento il correttore ortografico di WORD non li riconosce quali errori), ha il merito di essere comunque più democratica della legge elettorale attualmente vigente in Iraq, dove il Parlamento nazionale è eletto direttamente negli Stati Uniti d’America.
Il SIFFIDRELLUM, in ogni caso, ha il pregio di distinguersi nel mondo intero per aver trasformato l’Assemblea Rappresentativa del Popolo italiano in un luogo privato il cui accesso è regolato, né più né meno, da una procedura analoga a quella adottata dalla nota discoteca catanese “I quattro venti”. Cosa pensare, infatti, di un luogo in cui si può entrare solo se si è messi in lista dai più noti PR italiani (SILVIO BERLUSCONI, WALTER VELTRONI, PIERFERDINANDO CASINI, con qualche pass omaggio per RAFFAELE LOMBARDO, FAUSTO BERTINOTTI e UMBERTO BOSSI), senza che a ciascun cittadino, che paradossalmente rappresenta uno dei 56 milioni di proprietari della discoteca (per intenderci 1/56milionesimo di MARCO ALLIA o di PAOLINO CARUSO), sia riconosciuto alcun potere e/o voce in capitolo in ordine alla selezione all’entrata, così subendo interamente le scelte a monte effettuate dai MANLI MESSINI, MARCHI BIONDI, GAETANI BIANCHI, FABI CUCUZZI, ALESSANDRI SCARDILLI della politica italiana?
A questo punto, se la logica non mi mangia il fegato, sono già in grado di fare due calcoli. Ciascun partito può prevedere orientativamente il numero minimo di voti che prenderà alla Camera ed al Senato e, quindi, il numero minimo di seggi che gli scatteranno in modo sicuro: questo significa che i soggetti collocati dalle segreterie politiche, senza conoscere la mia opinione, nelle posizioni corrispondenti al numero di “seggi certi”, sono già eletti prima delle elezioni del 13 e del 14 aprile 2008. E dal momento che, complessivamente, i “seggi sicuri” rappresentano, tutti insieme appassionatamente, la quasi totalità di quelli non assegnati in via residuale con il sistema del “premo di maggioranza”, il 13 e il 14 aprile, con tutto quello che io ho da fare, mi vedo convocato nella sezione n. 5 di San Gregorio per votare persone già elette.
Ma l’elezione per eleggere persone già elette è un concetto che rompe troppo con gli schemi tradizionali della filosofia aristotelica e, pur rasentando livelli massimi di genialità, risponde ad una logica pressoché analoga a quella di chi indossa il preservativo dopo aver raggiunto, non l’erezione, ma l’eiaculazione. Piuttosto che costringere il cittadino italiano ad apporre sulla scheda elettorale un segno che ha tutto il sapore romantico di un VISTO per presa visione, si è rinunciato troppo frettolosamente ad un metodo di pari democraticità, ma molto meno oneroso per le casse dello Stato, specie in un periodo in cui il prezzo di un barile di petrolio si approssima a quello della XBOX 360[1]: l’elezione mediante presentazione, a cura dei Parlamentari designati, di una autocertificazione da notificare con raccomandata con A/R alla Prefettura. Ecco il modello:
Ai sig. cittadini italiani
Il sottoscritto…, nato a…, residente a…, vigente l’attuale legge elettorale, vista la candidatura offerta dal proprio partito politico, attesi i precedenti penali di cui all’allegato casellario giudiziale, dichiara sotto la propria, già ampiamente compromessa, responsabilità, di essere stato eletto quale vostro rappresentante al Parlamento italiano, esonerandovi sin da adesso dall’onere di andarlo a votare giorno 13 e 14 Aprile 2008. Eventualmente, se fa una bella giornata, andatevene a mare.
Ringrazia sentitamente (segue data, luogo, firma o croce in caso di analfabeti)
Di fronte a queste prospettive, nonostante un brivido gelido risalga la mia schiena, investendo la tiroide, sino a raggiungere ogni singolo neurone del mio impianto cerebrale, confido ancora di poter essere fulminato come i Blues Brothers da un raggio di luce improvviso e di poter trovare un motivo valido, che non sia una mia disfunzione di natura psichiatrica, per presenziare ugualmente nella sezione n. 5 di San Gregorio, giorno 13 aprile 2008.
A non voler essere pignoli, ho pensato, almeno dal punto di vista formale, il mio voto, soprattutto ai fini dell’assegnazione del premio di maggioranza, contribuisce a determinare il partito che dovrà governare il Paese, seppur con lo stesso nesso di causalità tra l’ipotetico omicidio del Presidente di Seggio a mano dello scrivente e il concepimento del sottoscritto ad opera dei suoi genitori.
Così ho provato a chiedermi se è possibile fare una scelta di campo, votando in blocco una lista e tutti i suoi candidati, dal primo all’ultimo, turandomi il naso, le orecchie, la bocca e il deretano. Ma le mie conclusioni non sono state incoraggianti in questa direzione:
INVOTABILITA’ PD → Perché insistono nella convinzione di essere la novità della scena politica italiana, nonostante sia sotto gli occhi di tutti che si sono limitati a cambiare nome ad un partito al cui interno si trovano le stesse persone, verosimilmente con le stesse idee, di quando il PD si chiamava con un nome diverso, così adottando la stessa logica imprenditoriale della FIAT, la quale da anni mette in commercio nuove utilitarie, quali la NUOVA PANDA, la NUOVA PUNTO, la NUOVA 500, pur non rinunciando a collocare nel cofano delle stesse autovetture il motore di quella mitica FIAT UNO, progettato e assemblato nel lontano‘87.
INVOTABILITA’ PDL → Perché la storia ci insegna che chi promette di costruire case della libertà, abitate da popoli un pò polli delle libertà e governate dal partito dei muratori delle libertà, in verità chiama libertà un prodotto da tempo immemore in commercio, ai più noto come vasellina. Aggiungo che, da un partito che ha il merito storico di avere partorito ed approvato l’attuale legge elettorale, la quale si pone eroicamente in contrasto con un quantitativo di norme della Costituzione talmente imbarazzante, da poter essere tranquillamente considerata incostituzionale sulla fiducia, senza neanche attendere una pronuncia della Corte Costituzionale, non può che trasparire un’immagine del concetto di libertà davvero poco incoraggiante per il cittadino.
E se mai avessi un dubbio, mi basterà pensare che un ipotetico voto al PDL, grazie ad una legge elettorale del PDL, è contro la mia volontà distribuito, tra gli altri, a personaggi di questo calibro: SCAPAGNINI UMBERTO, SCHIFANI RENATO, FIRRARELLO GIUSEPPE detto FIRRARELLO PINO, STRANO ANTONINO, DRAGO FILIPPO.
INVOTABILITA’ UDC → Perché qui il voto andrebbe, contro la mia volontà, anche in favore del candidato alla Camera, Circoscrizione Sicilia Orientale, posizione n. 7, FAUSTO FAGONE, il quale ha tappezzato la mia città natale con manifesti recanti uno slogan che evidenzia un uso spregiudicato, non solo della propria faccia, ma anche della lingua italiana (“Io sono, perché noi siamo”) che, pur palesando una corretta capacità nel declinare il tempo presente del verbo essere, il che oggigiorno rappresenta già qualcosa, lascia troppo spazio alla fantasia in ordine all’aggettivo, debitamente e colpevolmente omesso, che andrà a seguire il predetto verbo.
Per coerenza, inoltre, non potrei non rilevare che l’UDC candida candidamente, nella posizione n. 1 del Senato, tale CUFFARO SALVATORE, detto TOTO’ CUFFARO, da Raffadali, evidentemente nel segno dei valori cristiani del perdono e della famiglia, salvo a questo punto a vedere di quale famiglia, atteso che lo stesso è stato condannato da un Tribunale della Repubblica regolarmente costituito per aver favorito singoli mafiosi, e non ladri di mandarini, condanna che non lo induceva a dimettersi dalla Presidenza della Regione Siciliana, se non quando, per un eccesso di permalosità, affogava nelle accuse rivoltegli anche dai panini con la meusa della Vucciria, dopo essersi fatto immortalare in una foto con un vassoio di cannoli alla ricotta in mano, vassoio presuntivamente destinato a festeggiare, con un pregiatissimo sofisma giuridico, la mancata condanna dello stesso per il delitto di favoreggiamento alla mafia, questa volta intesa nel suo complesso globale dal primo all’ultimo mafioso, il bandito Salvatore Giuliano compreso, foto che nel frattempo faceva il giro del mondo in 1 minuto e 43 secondi, battendo il record di 80 giorni di cui all’omonimo romanzo di Jules Verne: complessivamente non contribuendo a migliorare l’immagine dell’Italia all’estero, immagine ancora ancorata al trinomio spaghetti, mafia e mandolino.
INVOTABILITA’ MPA → Perché che il Braveheart di Canalicchio, il Mel Gibson di via Nuovaluce, abbia scoperto l’esigenza di tutelare le “ragioni di un popolo” e di mettersi in movimento per l’Autonomia (senza che nessuno gli abbia mai potuto chiedere: scusi, ma Autonomia da chi?) della Regione Sicilia − costruendo ogni sua frase attorno tre concetti di significato difficilmente verificabile (fiscalità di vantaggio, Ponte sullo Stretto, Sviluppo del Mezzogiorno), per genericità seconde solo ad amore, verità e giustizia, omettendo di spiegare in quale parte del suo cervello si trovava celato questo brillante progetto politico, quando tra gli anni ’80 e ’90, rivestiva diverse cariche politiche (consigliere, assessore al Comune di Catania, deputato alla Regione Sicilia, in seguito Assessore Regionale agli Enti Locali) nelle fila di quella Democrazia Cristiana a cui le ragioni di un popolo e l’Autonomia della Regione siciliana sembrava poi non interessare più di tanto − ci crede solo la sabbia di San Giovanni Li Cuti, che, tra l’altro, mi risulta provenire da una discarica abusiva.
Ebbene, risulterà abbastanza chiaro a questo punto che mi vedo definitivamente impossibilitato dallo Stato italiano a votare il mio rappresentante politico, se non dopo aver concorso a votarne altri 20 che potrebbero sfuggire ai miei personali indici di gradimento. E poiché sono consapevole della probabilità, vicino alla certezza, che lasciando la scheda bianca essa sarà riempita a proprio piacimento durante le operazioni di scrutinio, non mi rimane che considerare l’ipotesi disperata di manifestare dissenso e disprezzo verso le leggi e le Autorità costituite tutte, disegnando sulla scheda una bella, e giammai banale, minchia.
Trasferisco così tutta la mia rabbia sulla realizzazione del predetto graffito, caricandolo di un significato che va ben oltre il mero dato grafico ed avendo cura di attenermi alle direttive comunitarie in materia, le quali prescrivono che il fallo vada a ricoprire l’intera superficie della scheda elettorale, concentrando l’elemento apicale del predetto corpo cavernoso, meglio noto come glande, come vuole la costante giurisprudenza, all’interno del simbolo del partito meno rappresentativo. Essendo un esteta non ometterei, infine, di curare il particolare dello spacco all’interno del predetto glande, c.d. condotto della uretra, facilmente realizzabile con una t capovolta dalla quale fare idealmente uscire il liquido seminale.
In alternativa, o in aggiunta, alla predetta minchia, nella segretezza dell’urna, lo scrivente potrebbe altruisticamente pensare di allietare le future operazioni di scrutino, nonostante gli iniziali dissapori con i membri del seggio, lasciando nella scheda gli insulti più ingiuriosi verso i politici, curando di non omettere la dicitura manciatari, la quale contemporaneamente chiude e illustra il senso dell’intero progetto offensivo.
Infine, se proprio non volessi ricorrere a nessuna delle predette soluzioni, ciascuna delle quali è sintomo della deriva della democrazia italiana, non rimarrebbe che astenermi. Ma questa opzione non è riconosciuta dal mio cervello, a questo punto visibilmente impantanato, il quale non è programmato per risolvere un simile gioco dell’assurdo: come posso astenermi dal votare, se l’attuale sistema elettorale non mi riconosce il diritto di votare?
Per tutti questi motivi, Ecc. me Autorità dello Stato italiano, il 13 aprile 2008, alle ore 17.00, mi presenterò presso la sezione n. 5 del Comune di San Gregorio, per cercare di spiegare al Presidente del seggio che non posso né votare, né astenermi. E solo quando il segretario avrà verbalizzato tutto il ragionamento fin qui dattiloscritto, farò ritorno a casa mia o troverò alloggio nel carcere di Piazza Lanza.
Catania, 12 aprile 2008, ore 4.31 a.m (sono evidentemente stressato)
[1] Approfitto dell’occasione per dire la mia sulla questione ALITALIA. I francesi, è fatto notorio, sono un popolo che raramente riesce ad attirare su di sè sentimenti di simpatia. Per queste ragioni, mi chiedo come sia possibile che, dopo essersi fottuti, in ordine rigorosamente cronologico, la Gioconda, Monica Bellocci, l’Europeo 2002, Carla Bruni, per una volta che l’Italia è li lì per fare la rottura alla Francia, Berlusconi si opponga alla vendita ad AIRFRANCE.
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